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lunedì 15 luglio 2013

V Forum Nazionale dei Mediatori Intervento del Dott. Gian Marco Boccanera

 

 

V Forum Nazionale dei Mediatori

CAMERA DEI DEPUTATI
Sala della Mercede – Palazzo Marini
Via della Mercede, 55 – Roma
28 giugno 2013 

Intervento del Dott. Gian Marco Boccanera



Testo dell'intervento

FACILITARE la Complessità  e ripensare i nostri schemi mentali per il rinnovamento del SistemaPaese Italia: la Mediazione è uno strumento?

di Gian Marco Boccanera

RELAZIONE AL V° FORUM NAZIONALE DEI MEDIATORI DEL 28 GIUGNO 2013
 PRESSO SALA DELLA MERCEDE – CAMERA DEI DEPUTATI –ROMA

*******
In Italia c’è bisogno di autorevolezza, non solo di autorità, plurime e spesso fronteggianti. Forse è questo l’anelito che ha portato alla riscoperta della categoria storica dei SAGGI: mai come in questo momento i SAGGI sono così ricorrenti negli argomenti di discussione intorno a noi. I Saggi nominati dal Presidente della Repubblica Napolitano per superare le contrapposizioni di una politica in perenne litigio inconcludente. I Saggi nominati da Papa Francesco per delineare percorsi di cambiamento nell’Istituzione Chiesa Cattolica. I Saggi nominati dal Presidente del Consiglio Letta per indicare la strada delle riforme costituzionali e superare il blocco delle posizioni di una politica antagonista troppo impegnata a contrapporre piuttosto che a collaborare.

I SAGGI sono tutti dei FACILITATORI del cambiamento, anche di quello difficile da ottenere perché va oltre lo status quo in cui siamo abituati a riconoscerci. L’equazione FACILITATORI = ATTIVATORI DEL CAMBIAMENTO è ormai divenuta di dominio pubblico e sta entrando nell’immaginario collettivo.

L’inconcludenza del blocco tra posizioni ad ogni livello, politico, sociale, economico e giuridico sta diventando un emergenza nazionale devastante nel nostro Paese, poiché:

1) impedisce l’adozione di decisioni strategiche nei ristretti tempi in cui esse debbono essere assunte per rimanere valide ed efficaci rispetto alla molteplicità dei problemi da risolvere e alla loro velocità di mutazione;

2) determina utilizzi sub-ottimali delle scarse risorse disponibili al sistema, lasciandone ingessate la maggior parte poiché avviluppate in una serie infinita e incrociata di veti e controveti;

3) alimenta una diffusa percezione di inadeguatezza sulla ricerca delle soluzioni e scoramento collettivo da parte dei cittadini che si traduce in sentimenti di antipolitica, di ineluttabilità (“tanto non cambia mai niente”) e di potenziale rivolta sociale.

Mediare tra posizioni per arrivare ad un percorso di cambiamento il più possibile condiviso sta diventando così importante, che le principali Istituzioni, laiche e religiose, hanno nominato dei soggetti SUPER PARTES affinchè questo avvenga. In ciò stabilendo il primato della MEDIAZIONE sulla CONFLITTUALITA’. Anzi ammantando di sacralità la funzione dei SAGGI-FACILITATORI, come lo erano stati i Padri Costituenti della nostra quanto delle altre Repubbliche, intervenuti solo dopo un periodo di fortissime contrapposizioni interne.

La Funzione dei FACILITATORI quindi è una funzione strategica del vivere civile in una società complessa e polimorfica come quella italiana. La loro è una funzione di salvataggio dello Stato, prova ne è la fonte superiore della loro investitura, che è il vertice stesso dello Stato. Ma la loro funzione è replicabile in tantissime applicazioni quotidiane del vivere civile che fanno della riduzione dell’antagonismo un VALORE SOCIALE spendibile in termini economici. Come? Disponendo di due caratteristiche fondamentali d’esercizio: COMPETENZA ed EUPETENZA.

La competenza è il possesso riconosciuto ed esercitato di determinate abilità o preparazioni tecniche professionali, indubbiamente necessarie al facilitatore per capire il contesto in cui operare. L’ eupetenza è l’atteggiamento d’animo e mentale, l’habitus direi, predisposto alla facilitazione di ciò che appare difficile e contrapposto. Possedere EUPETENZA significa mettere in cima alla lista delle priorità il Costruzionismo, diviene arte di facilitare i rapporti, liberare i vincoli mentali, psicologici ed ideologici rispetto al cambiamento, per renderlo comprensibile, accettabile, fluido, conveniente, nella consapevolezza che sia migliore della situazione di quasi-stallo precedente, ai fini dei superiori INTERESSI COLLETTIVI di SistemaPaese.

Abituati come siamo a litigare su tutto, a fare dell’ostruzionismo una pratica costante e raffinata per il mantenimento delle posizioni di privilegio e d’arrocco, non utili alla collettività ma solo a pochi, non sarà facile passare all’intendimento opposto, cioè al COSTRUZIONISMO. Ma è semplicemente necessario e non oltremodo rinviabile. Eupetenza e Competenza sono colonne di base per lo sviluppo di percorsi di cambiamento che partano dalla Mediazione e che siano trasfusi in mille ambiti strategici di SistemaPaese, come: Giustizia, Lavoro, Sanità, Educazione, Istruzione, Economia, Innovazione, Pubblica Amministrazione, Governo del territorio, etc.

Ecco allora che inevitabilmente la MEDIAZIONE finalizzata alla CONCILIAZIONE diviene il principale strumento nel set di attrezzi a disposizione delle ipotesi di cambiamento non-violento.

La Mediazione con il recente decreto “del fare” è tornata di nuovo in gioco, ma ancora a mio vedere non nel pieno delle sue vaste potenzialità di SISTEMA. Penso che occorre stabilire con convinzione il ruolo del FACILITATORE quale Negoziatore di Parte, funzione rivestibile da ogni professionista dotato delle due caratteristiche di competenza ed eupetenza. Aumentare e di molto il numero dei soli mediatori “di diritto” senza nulla disporre in merito ai negoziatori di parte, ed al loro ruolo cruciale e strategico, e soprattutto alla delocalizzazione fluida delle procedure attraverso strumenti informatici, dubito che sia la strada per aumentare le mediazioni.

Nella stessa sede del Forum precedente, poi ho avuto modo di sottolineare come a mio sommesso avviso il percorso della mediazione può diventare una routine virtuosa purchè diventi fluida, e tecnologicamente avanzata attraverso le mille forme che consentono una remotizzazione e delocalizzazione della procedura anche lontano dall’ubicazione fisica del Centro e delle parti. Ho pensato 4anni fa alla cosiddetta CONCILIAZIONE FACILITATA, da farsi con il ruolo del negoziatori di parte (= facilitatori) e con l’utilizzo delle moderne tecnologie di comunicazione digitale che consentono di fluidificare il percorso e di renderlo attrattivo e “vissuto” come esperienza da ciascuna delle parti.

In questo contesto penso che i Professionisti possano dare ancora un fattivo e lungimirante contributo, magari parafrasando George Bernard Shaw quando sosteneva che le persone che riescono in questo Mondo sono quelle che vanno alla ricerca delle condizioni che desiderano, e se non le trovano, le creano.

Roma, 28 giugno 2013.



Dott. Gian Marco Boccanera

www.studioboccanera.com

lunedì 18 febbraio 2013

Professionisti quali contributori al miglioramento del Sistema-Paese



Sarà capitato a chiunque di noi, pur assorbito dalla frenesia  della vita quotidiana  densa com'è di appuntamenti, obiettivi e performance da rispettare, di fermarsi talvolta a riflettere su cosa fare per migliorare il funzionamento dell’esperienza di vita da cittadino in Italia, cioè il Sistema-Paese.

Me lo sono chiesto molte volte, e qualcuna di esse mi ha dato un feedback di ritorno, che qui vorrei ora condividere con Voi.

È ormai acclarata  la circostanza che la Crisi sia strutturale e non congiunturale, nonostante  alcune pervicaci negazioni che sono state fino all'ultimo portate avanti, pur dinanzi all'evidenza dei fatti.

Significa che è entrato in crisi non un momento dipendente dal trend fisiologico del ciclo economico che alterna a fasi di elevata crescita, fasi di minor crescita, ma è andato in crisi un Sistema complesso, di base, strutturale appunto.


Ovvero che  non  basta  attendere che  "passi la nottata'' per  risvegliarsi con  un  nuovo  luminoso giorno, come tutte le altre crisi che dal dopoguerra ad oggi si sono a noi rivelate, e con cui siamo stati abituati a confrontarci. Qui è entrato in crisi un Sistema, che non  è solo di tipo economico, ma di tipo sociale, di tipo politico, e direi anche di tipo finalistico ed esistenziale.


Alcune caratteristiche fondanti del "fare  impresa" in tutto il mondo hanno dimostrato tutto il loro limite, in paragone  ai destinatari  della effettiva distribuzione del  valore  aggiunto prodotto, e al consumo di  beni  collettivi, quali: ambiente,  aria, acqua, risorse naturali, conoscenza, progresso. Come può  mantenersi in equilibrio  e soprattutto come può  essere alla lunga sostenibile  un Sistema che fondi  la sua essenza  sulla crescita  continua  e inarrestabile, quando le risorse naturali per produrla sono  loro stesse limitate e non infinite?

È una contraddizione in termini. Soprattutto come può mantenersi in equilibrio  un Sistema che per produrre valore aggiunto  privato, sottrae  valore aggiunto  collettivo, nella misura  in cui l'aumento del primo è assai minore  dell'ampia diminuzione del secondo? Alla lunga questa impostazione di sistema non può reggere, semplicemente perché  è inefficiente. 

E finora  è  stata  possibile anche  perché il valore  collettivo non  possiede efficaci e universali forme di misurazione come il valore privato. Ecco quindi che gli uomini più sensibili e attenti ai segnali di rischio implosione iniziano a ragionare su cosa fare per  affrontare il problema per tempo con modalità strategiche non-convenzionali.





Per cui desidero  focalizzare l'attenzione all'aspetto della questione che  può  essere  affrontato con il contributo della grande e preziosa esperienza delle Professioni italiane; restringendo in campo di analisi all'Italia. Le nostre Professioni fanno parte del Sistema-Paese; vi sono  pienamente integrate  e ne conoscono a fondo pregi e difetti e traggono  da questo  la loro stessa  ontologica ragione di esistenza e di consistenza. La Storia d'Italia ci riporta alle Corporazioni delle arti e professioni che grande lustro hanno dato nei secoli all'inventiva e alla capacita del nostro Paese di eccellere in molti ambiti della cultura e del sapere. E di  fornire  personaggi che  sono  entrati   nella Storia  dell'umanità per il progresso che  hanno saputo  esprimere.   


Questo ingente  patrimonio di conoscenza nazionale deve essere ora  mantenuto e riorientato. Mantenuto perché gli effetti in progressione geometrica della crisi stanno  colpendo pesantemente non  solo il mondo produttivo delle imprese;  ma stanno falcidiando  anche il mondo intellettuale delle professioni, sicché occorre preservare e mantenere il sapere tecnico  sinora accumulato, per  poterlo poi trasferire  alle generazioni successive. Sarebbe  un danno  collettivo disperdere il sapere tecnico, assistendo  inermi alla chiusura e cessazione di Studi e realtà professionali,  solo  perché  non  in grado  di adattarsi ai cambiamento. 

Riorientato perché le professioni ora hanno un’ottima opportunità di accreditamento sociale del loro essere e del loro continuare ad esistete, nella misura in cui sapranno ritagliarsi un ruolo  nello svolgere quelle attività che tendono ad accrescere il valore provato, senza far diminuire quello collettivo, ma anzi facendo aumentare il valore aggiunto collettivo più di quello privato. Non  potrà più essere aprioristicamente considerato l'effetto di un'attività  professionale  sui  valori collettivi,  pensando di  fare unica valutazione su quelli privati.


 Le professioni, poi, hanno una forte e radicata presenza sul territorio, e questo fa di esse un ottimo trait-d’union con  la cittadinanza, per veicolare serie ipotesi  di  miglioramento. Il miglioramento del Sistema Paese passa per il miglioramento dei cittadini che  ne  fanno  parte,  e la  presenza capillare  sul territorio  delle professioni e l'ampiezza  del sapere tecnico  di cui sono  espressione è uno  strumento fenomenale per far passare il nuovo meme. L'impronta sociale (Social FootPrint) dell’agire delle Libere Professioni potrà diventare il principale elemento caratterizzante di un nuovo quanto necessario meme di effettivo  cambiamento a tutti i livelli del SistemaPaese italiano.


Avulso da reminiscenze gattopardesche per le quali  cambiamento sia finalizzato acchè nulla cambi. E lontano dal borbonico “facite ammuina” per il quale sia sufficiente dare l'idea di attivismo  senza  niente  sotto,  ma  con  il convinto agire sui valori condivisi in cui le Professioni possono riconoscersi  e farsi  interpreti, ciascuna  nella sua specificità e nel suo sapere tecnico.

La crisi porta in sè movimento e grandi cambiamenti, che possono essere acquisiti a fatti propri dal mondo delle Professioni, forte di oltre 2 milioni di appartenenti con un elevato livello di cultura.

Le Professioni hanno ora una gigantesca opportunità nella rivalutazione  agli occhi  dell’Opinione Pubblica  delle loro funzioni “necessarie” e della loro elevata spendibilità sociale, nella misura in cui riescano a creare le condizioni  per migliorare il SistemaPaese, sì da renderlo effettivamente un mondo italiano al quale le persone desiderano appartenere.



Articolo pubblicato sulla rivista URFI >>>

mercoledì 1 agosto 2012

Dare un convinto impulso alla Mediazione su Internet


Questa la proposta espressa nell'intervento del dott. Gian Marco Boccanera, allo Speakers' Corner sulla Mediazione tenutosi lo scorso 13 luglio 2012 presso la Sala della Mercede (Camera dei Deputati-Roma).

Già nel marzo 2009, ho immaginato nel mio progetto COMM-UNICO alcune visioni ed intuizioni sul futuro sviluppo della Mediazione, quando si chiamava ancora CONCILIAZIONE e quando doveva essere ancora varata la legge delega 69/2009 del successivo luglio 2009, e quando non esistevano neanche i decreti attuativi.
 

Quelle visioni e intuizioni si sono ora, retrospettivamente a distanza di oltre 3 anni, rivelate lungimiranti e trendsetting. Il Progetto COMMUNICO sulla Mediazione prevede alcuni pilastri di base sulla diffusione della Mediazione in Italia, non solo come Istituto Giuridico a disposizione di una categoria professionale unica, ma come Istituto strategico di Sistema a disposizione di TUTTE le CATEGORIE PROFESSIONALI , che nel Paese ammontano ad oltre 2 milioni di professionisti.

Nel Progetto COMM-UNICO avevo immaginato:

1) che la CONCILIAZIONE (ora Mediazione) doveva essere per TUTTI i Professionisti e non per una sola e limitata parte di essi, come invece si tendeva erroneamente ad accreditare all’epoca (2009). Il SAPERE TECNICO di TUTTI i Professionisti ritenevo poteva essere di grande aiuto alla buona riuscita del nuovo Istituto Giuridico della Mediazione, facendolo diventare Istituto Strategico e strumento per il miglioramento del Sistema-Paese, finalizzandolo alla riduzione della COMPLESSITA’ e alla ricerca di SOLUZIONI FACILITATIVE e CREATIVE sul versante degli investimenti Pubblici, sul Patrimonio Pubblico e sul contenimento efficace della Spesa Pubblica (ora SpendingReview).

2) Che in una fase di gravissima Crisi Sistemica come quella che stiamo vivendo a livello globale e per la quale tre anni fa assegnavo durata di 5/10 anni, le Professioni, nella loro totalità e nel rispetto delle peculiari competenze tecniche di ciascuna, potevano far emergere un rinnovato loro RUOLO SOCIALE nella collettività (social footprint). Che ne avrebbe rinvigorito e rafforzato l’immagine dinanzi alla platea collettiva, accreditandone la permanenza come ancora necessarie, poiché foriere di VALORE Sociale da aggiungere e non da togliere. E che questo Ruolo Sociale potesse essere misurabile e suscettibile di emulazione (mimesi), anche attraverso specifiche trasmissioni, format e contest televisivi, radiofonici, via internet, e via SocialMedia.

3) Che per la buona riuscita della Mediazione finalizzata alla Conciliazione, si doveva insistere tanto sulla figura del Mediatore, quanto su quella del FACILITATORE, negoziatore di parte, promotore della conciliazione, accompagnatore, consulente di parte, assistente di fiducia alle trattative. Nella consapevolezza che il Mediatore/Conciliatore è soggetto in attesa di chiamata, mentre il FACILITATORE (negoziatore di parte) è soggetto propulsivo, propositivo e pro-attivo rispetto alla creazione dei FLUSSI di MEDIAZIONI. Il mediatore attende che venga nominato, mentre il Facilitatore ricerca clienti da accompagnare in Mediazione e quindi ne contribuisce strategicamente allo sviluppo. Il FACILITATORE è professionista “PUSH” ovvero è lui che spinge la Mediazione verso un determinato Organismo e lui che consiglia la parte di cui gode fiducia, di andare in mediazione con la propria assistenza professionale. Il Mediatore attende solamente che venga nominato dall’Organismo nel quale la Mediazione è GIA’ approdata. IL FACILITATORE poi consente la realizzazione della Mediazione Telematica, essendo punto di referenza con il suo Studio e le sue attrezzature informatiche di connessione per la gestione efficiente e in via delocalizzata e remotizzata della mediazione, lontano dal centro di mediazione.

4) Che occorreva definire un TREND, una linea di tendenza collettiva, quasi una moda, un trend-topic, che identificasse l’atteggiamento mentale e d’animo per affrontare questo nuovo Istituto della Mediazione, di tipo strategico-sociale prima che giuridico, trend che io ho definito PAX-APPEAL, identificando – del pari del SexAppeal- l’irresistibile attrazione emozionale all’approccio di gestione consensuale, pacifica e creativa del conflitto, al posto dell’abitudine allo scontro tra posizioni e alla vana litigiosità non incanalata. Avversarialità come abitudine che lascia il posto alla Mediabilità come nuova abitudine, passando “dall’ ars dimicandi all’ars conciliandi” con tutte le sue appendici di formazione, divulgazione e diffusione nell’immaginario collettivo.

5) Che lo sviluppo della Mediazione così organizzata avrebbe consentito alle Professioni di realizzare un efficace PATTO INTERGENERAZIONALE tra Professionisti Giovani (Juniores) e Professionisti Anziani (Seniores), poiché avrebbe aperto ai primi le porte di nuove opportunità lavorative professionali, tali da concorrere al mantenimento in equilibrio delle Casse Professionali a vantaggio dei secondi. Il concetto è di una certa rilevanza proprio ora che si prospetta dinanzi a noi un periodo di Crisi lunga e defatigante, soprattutto sotto la voce redditi professionali, in drammatico calo per pressoché tutte le professioni, come riportato in questi giorni dai più autorevoli quotidiani italiani secondo i quali le riduzioni di fatturato 2012 dei professionisti potrebbero arrivare a -40% rispetto all’anno precedente. Infatti l’onda lunga della crisi finanziaria, produce la crisi economica e poi quella professionale. Ed è esattamente quello che avviene adesso. Ferme rimanendo le spese da sostenere, che portano le professioni ad un rischio “di sottozero” nei redditi, in quanto le spese fisse dello Studio e del “fare professione” sono comunque da onorare , anche nell’ipotesi di forte contrazione e sistematica riduzione tendenziale verso zero dei fatturati professionali.

6) Che il vantaggio che le Professioni, tutte le Professioni, avrebbero potuto dare all’Istituto della Mediazione avrebbe consentito una serie di risparmi collettivi di Sistema-Paese sotto l’ottica di minori costi sociali per: spese sanitarie di diagnosi, cura e trattamento di malattie che ingenerano dal conflitto e dalla sua diuturna perpetuazione (malattie cardiache, mentali, stress, somatizzazioni, interiorizzazioni e sfoghi incontrollabili, etc), ma anche minori spese di gestione ordinaria del conflitto stesso, minori spese di traffico spostamento ed inquinamento per esigenze di mobilità connesse al modo tradizionale di affrontare il conflitto, minori spese amministrative. Questo avrebbe permesso la liberazione di Risorse Nazionali dal conflitto ed anche l’emersione di Best-Practices collettive (buone prassi) nell’affrontare problematiche seriali che potevano essere trattate con l’esperienza di mediazione di un buon precedente di successo, ed applicate in via replicativa successiva. Ed anche con la diffusione nei MassMedia , tradizionali e nuovi Media, delle esperienze pratiche in tal senso.

7) Che la gestione INFORMATICA e TELEMATICA della Mediazione/Conciliazione, che ho definito MEDIAZIONE FACILITATA via internet, avrebbe consentito la realizzazione dei punti precedenti. Gli attuali strumenti telematici e di comunicazione digitale consentono la gestione della Mediazione con efficienza e con grande efficacia. Le piattaforme telematiche cui facevo riferimento sono a basso costo (tipo Skype) e realizzabili sin da subito negli Studi Professionali. O almeno in quelli più avanzati sulla frontiera tecnologica. La Mediazione telematica sarà una delle direttrici strategiche principali di sviluppo futuro dell’ Istituto. Perché remotizza e delocalizza lo svolgimento dell’intero percorso di mediazione e consente enormi efficienze di struttura.

La mia proposta: sviluppare la mediazione e il ruolo del facilitatore. 


La PROPOSTA che faccio ora ai miei illustri ed attenti interlocutori dello Speaker’s Corner è quella di dare un convinto IMPULSO alla Mediazione su internet. La Mediazione su INTERNET, così come l’avevo immaginata nel Progetto COMMUNICO nel marzo 2009, è un MODO di gestire la mediazione, attraverso il quale le parti in lite si incontrano insieme ai loro consulenti di fiducia (=NEGOZIATORI DI PARTE), che hanno la funzione di promotori della conciliazione, e di facilitatori nella ricerca di un possibile accordo massimamente conveniente per entrambe.

I consessi di mediazione si svolgono PREVALENTEMENTE in via remota e digitale tramite gli Studi dei Facilitatori collegati al Mediatore-Tutor in via telematica su reti ADSL o simili. Il Facilitatore o NEGOZIATORE di parte, quale espressione di pax-appeal, ha l'ottica di fare il massimo per arrivare ad un accordo, al fine di tutelare il mantenimento dei rapporti dei clienti e gli interessi collettivi, e riveste un RUOLO FONDAMENTALE poiché PROMUOVE LA MEDIAZIONE, ASSISTE LA PARTE quale negoziatore di fiducia, e INDIRIZZA i flussi di mediazione all'organo di Mediazione accreditato, che più ritiene competente per la materia trattata o idoneo al caso di specie. Avevo previsto che nel tempo sarebbe venuta a stabilizzarsi l’attività principale degli Organismi Centri di Mediazione, rivestita in via principale dalla formazione a pagamento dei Mediatori, per lasciare spazio all’attività “sul campo” nella attrazione e gestione delle mediazioni. I Centri di mediazione sono ora in feroce competizione tra loro sullo stesso mercato di riferimento (marketplace) delle mediazioni da attrarre e da gestire. Sicché prediligere il rapporto con i Facilitatori avrebbe consentito in via strategica di direzionare più o meno efficacemente i flussi di mediazione a questo piuttosto che a quell'altro Centro. La mole di flussi informativi, conciliativi e di via vai di persone, potrà essere gestita non con modalità tradizionali, bensì con modalità innovative, informatiche e remotizzate, nell’ottica della DELOCALIZZAZIONE delle Mediazioni, attraverso le quali il facilitatore potrà essere PUNTO DI REFERENZA per i propri clienti, ed anche dei Centri.

Il FACILITATORE, quale Professionista Negoziatore di Parte, è FIGURA ASSAI PIU' STRATEGICA del MEDIATORE, poiché quest'ultimo gestisce la procedura di Mediazione, solo DOPO che la stessa è stata attivata. Mentre il primo ne è il promotore. Le due figure professionali, Mediatore e Facilitatore, sono assolutamente SEPARATE e DISTINTE. Ampia è la libertà dei "Facilitatori di fiducia" di esplorare proposte o soluzioni. Il Centro di Mediazione scelto dalle parti fornisce il Mediatore e opera come anello di congiunzione mediante servizi centralizzati di TUTORAGGIO, di rilancio e di riferimento, di NETWORKING, nonché di indicazione di possibili soluzioni "OPEN SOURCE" da sviluppare a cura dei Facilitatori. I Facilitatori delle parti operano in tal modo come SVILUPPATORI delle basi dell'accordo, in assistenza delle rispettive parti/clienti. Sono i consulenti di negoziazione. Il Centro di Mediazione mette a disposizione un proprio mediatore/tutor, che opera prevalentemente in modalità informatica via internet, attraverso scambio documentale in formato digitale (sharing docs) e videoconferenza MULTIPLA con i facilitatori delle parti via web e con le parti stesse. Le parti si riuniscono presso lo Studio dei propri rispettivi Facilitatori, e il Mediatore presso il suo Studio individuale o presso il Centro di Mediazione. Senza troppi spostamenti fisici delle parti, né dei loro consulenti negoziali e neppure del Mediatore, viene superato il limite fisico dell'ampiezza del Centro di Mediazione, e il limite temporale della successione degli appuntamenti presso lo stesso (Delocalizzazione e Remotizzazione delle Procedure). 

Il Mediatore poi, recuperando tempo prezioso, può efficacemente svolgere la propria opera in MULTITASKING, operando in contemporanea su più mediazioni insieme. Sicché in tal modo il mediatore può riguadagnare maggiore profittabilità circa i suoi non elevati compensi, proprio grazie alla possibilità di gestire incarichi multipli in contemporanea tra loro. E si rende anche più compatibile l’aspettativa del sinallagma di quanto il mediatore riceve come compenso rispetto a quanto lavoro svolge per condurre la mediazione, posto che il “grosso“ dell’opera viene svolto dai Facilitatori. Il verbale dell'accordo finale può essere trasmesso e sottoscritto dalle parti e dai loro Facilitatori come scambio di corrispondenza informatica mediante P.E.C. (Posta Elettronica Certificata), con o senza firma digitale e possiede data certa di sottoscrizione. Tale fase conclusiva della Mediazione, al fine di non incorrere nel divieto di celebrare "tutto" il procedimento in digitale, come previsto dal D.M. 180/2010 (“esclusivamente”), può essere efficacemente svolta presso il Centro di Mediazione de visu tra le parti. Solo in questa fase finale, quindi, e non già per tutta la durata delle fasi preparatorie propedeutiche all’accordo, le parti potrebbero incontrarsi "dal vivo" al Centro per sottoscrivere, insieme ai loro Facilitatori e al Mediatore-tutor, il verbale di accordo della Mediazione.

Si capirà subito che tale attività, certamente, può essere programmabile con facilità sull'agenda del Centro, essendo una mera fase formale, alla quale si è giunti con la preziosa attività preparatoria svolta da remoto dai Facilitatori (insieme alle loro parti) e dal Mediatore, tutti dai loro rispettivi Studi professionali. Tale ultima fase si presta, come è evidente, ad una efficiente STANDARDIZZAZIONE di atti e comportamenti, che non ha paragone con le fasi preparatorie dell'accordo, per loro natura non preventivabili quanto a durata e quanto a numero di riunioni e consessi Facendo svolgere tutto il "grosso" dell'attività da remoto e in via delocalizzata attraverso gli Studi Professionali dei Facilitatori e sotto l’egida di tutoraggio del Mediatore, il Centro si troverà a lavorare solo sulla formalizzazione dell'accordo, assegnandone a ciascuna mediazione un tempo e un orario standardizzato, e così facilmente programmabile, senza imprevisti, né slittamenti a catena. Si comprenderà allora, come in tal modo strategico concepita, la MEDIAZIONE potrà avere una diffusione alquanto pervasiva (direi pandemica) poiché implementabile e delocalizzabile fin da subito per il tramite degli Studi Professionali già esistenti, in quanto necessita, a parte la preparazione di base dei Professionisti-Facilitatori, semplicemente di un PC, una web cam HD, un collegamento ADSL o XDLS in banda larga, un software di interconnessione e condivisione in sharing documentale low-cost via internet (come Skype o come Google Apps Premium o altri simili). Strutture di base queste, che perlopiù sono già presenti presso gli Studi Professionali. O almeno in quelli dei più giovani.

Le opportunità ritraibili in termini di compensi e di sviluppi professionali , atteso il vastissimo mercato di riferimento, sono di sicuro interesse. Soprattutto in questo momento. Se la cosa poi potesse trovare luogo negli ulteriori Decreti Regolamentari attuativi della legge 69/2009 o in qualche loro emendamento, sarebbe un alto valore di spendibilità politica in quanto senza obbligo di fonti di finanziamento (quindi a costo sociale ZERO), e in quanto direzionato a favore di una categoria, quella Professionale, che meno di altre può contare su forme alternative di welfare e di sostegno in un momento di grave Crisi economica, che erode quote rilevanti dei compensi professionali. La Categoria che riunisce tutti Professionisti italiani - allo stato - conta oltre due milioni di appartenenti. I Facilitatori delle parti, essendo consulenti negoziali di fiducia, verranno dalle stesse pagati a tariffa professionale o a forfait preconcordato in anticipo. Il Centro di Mediazione e il Mediatore verranno pagati secondo le tariffe di mediazione dallo stesso stabilite, salva la possibilità del recupero del beneficio fiscale per entrambe le parti, come prevista dalla Legge 69/2009 e Dlgs 28 del 04.03.2010. Il Credito di imposta è stato stabilito dall’art 20, 1° comma DLgs 28/2010 , a favore di ciascuna parte in € 500,00 per il caso di raggiungimento dell’accordo , e in € 250,00 per il caso di non accordo.


Quale scenario della mediazione?

Penso che la MEDIAZIONE non ha ancora avuto la giusta considerazione da chi è chiamato ad applicarla (tecnostruttura) e da chi la può utilizzare (cittadini e imprese) perché i numeri ancora non danno troppa soddisfazione. La Mediazione non è la panacea di tutti i mali che affliggono il nostro sistema Paese. Non tutte le controversie poi possono essere risolte in mediazione, vediamo ad esempio quelle liti meramente dilatorie che hanno come unico obiettivo quello di sottrarsi al pagamento di somme di denaro e che fanno leva sui tempi atavici della giustizia per allontanare il momento della restituzione.

Tuttavia la MEDIAZIONE è un BUON METODO che andrebbe coltivato e diffuso meglio. Immagino nel prossimo futuro che il procedimento di mediazione si possa concentrare in un tempo sufficientemente breve ma molto intenso e che possa essere gestito con il ricorso MASSICCIO alla tecnologia digitale e alle forme di connessione attualmente disponibili nell’arco delle 24 ore. Senza soluzioni di continuità fino ad arrivare all’accordo condiviso, perché l’intercettamento del libero accordo non accetta fissazioni di giorni e orari rigidi di trattative che hanno solo convenzionalmente un inizio e una fine, ma è qualcosa in divenire in cui le interazioni tra le parti possono essere lasciate libere di fluire senza vincoli di orari e di strumenti digitali.

La mediazione è una procedura a formazione emozionale prima che giuridica, che vede la partecipazione delle parti in via prevalente sui loro consulenti, e l’utilizzo di meccanismi digitali di connessione e condivisione, come strumenti privilegiati di articolazione di proposte e controproposte. Immagino che la MEDIAZIONE possa essere gestita in fase negoziale attraverso una PLURALITA’ di strumenti digitali che possono operare in completa delocalizzazione e remotizzazione delle parti che vi partecipano, soprattutto in modalità mobile, eliminando tutte le attività che siano solo a corollario della negoziazione pura, prime tra tutte gli spostamenti fisici. E quando parlo di strumenti mi riferisco non solo al telefono, all’ormai superato fax, alla mail, all’audioconferenza VOIP, o alla videoconferenza su SKype o su sistemi dedicati. 
Con l’uso professionale dei nuovi device portatili di ultima generazione tipo iphone, Ipad, tablet, windbook, smartphones etc. e con la conoscenza dei SocialNetwork si possono trovare spazi ancora poco praticati di sviluppo creativo e innovativo della MEDIAZIONE. 

Spazi che sono tutti da scoprire, ma che faranno grande leva sulla spinta emozionale e partecipativa delle parti verso un accordo condiviso e auspicabilmente duraturo. 
Immagino che la FLUIDITA’ del percorso di MEDIAZIONE può prevalere sulla STATICITA’ degli appuntamenti fissi al Centro di mediazione, dove far intervenire tutte le parti coi loro consulenti e con spendita di grandi energie intermedie non finalizzate a negoziazione. Lo scambio di documenti e di atti, di proposte e controproposte, di files, di immagini, di video, di audio, di fogli di calcolo, di foto e schemi, di radiografie e presentazioni, di materiale multimediale di ogni tipo , può FLUIRE tra le parti e i loro consulenti negoziali per tutto l’arco delle 24 ore di tutti i giorni in cui la procedura di Mediazione dura, perché questo assicura che le parti partecipino emotivamente fino in fondo alla “loro” mediazione. E sentano l’accordo come un “loro” esclusivo e geloso prodotto, cui hanno contribuito con grande profusione e spendita di attenzione. A patto però che i loro professionisti negoziatori di parte (facilitatori) siano su una sufficiente ed aggiornata frontiera digitale e comprendano l’uso degli strumenti da usare e da far usare. 
E soprattutto la tempistica strategica di utilizzo. 

Questo farà la differenza nei prossimi anni tra i Professionisti Digitali e le loro capacità di rimanere sul mercato delle rispettive Professioni. Del resto DARWIN sosteneva che non è la più forte della specie quella che sopravvive, ma quella più reattiva al CAMBIAMENTO. 
E il cambiamento è già iniziato.


Gian Marco Boccanera
www.studioboccanera.com

lunedì 30 luglio 2012

SEMPLIFICARE la Complessità con Competenza ed Eupetenza


 La MEDIAZIONE non è solamente un Istituto Giuridico del pari di molti altri, ma è un Istituto Strategico di sviluppo e miglioramento del nostro SistemaPaese ITALIA.


Questa la convizione che si è rafforzata, e che troviamo espressa nell'intervento del dott. Gian Marco Boccanera, allo Speakers' Corner sulla Mediazione tenutosi lo scorso 13 luglio 2012 presso la Sala della Mercede (Camera dei Deputati-Roma).



Semplificare la Complessità per migliorare il SistemaPaese.

Un SistemaPaese che non riesce a superare la revisione imposta dai tempi, dai nuovi bisogni da soddisfare e dalle tecnologie che avanzano inesorabilmente e che rischiano di condannarci al declino, prima strategico, poi economico e poi ancora sociale.
 
La complessità del nostro Sistema sociale che si esprime attraverso una pluralità eccessiva di componenti e attraverso una forte interconnessione tra le stesse, poteva andar bene in periodi di “vacche grasse” e di boom economico.

In momenti di ottimistica euforia in cui non si stava troppo a guardare sui costi e sulle (scarse) efficienze di un Sistema pluricentrico, in cui il potere e le decisioni a tutti i livelli venivano amministrate a strati sempre crescenti di complessità e di dialettica. Adesso col sopraggiungere di una crisi globale questa impostazione ha mostrato tutti i suoi limiti e le sue debolezze. Governare la complessità stratificata e generata da inefficienze sistemiche è diventato non più sostenibile, né a livello politico nè a livello economico. E sta diventando insostenibile anche a livello sociale. Per i costi eccessivi e non più difendibili del suo mantenimento, che impongono dolorose deviazioni delle scarse risorse disponibili al sistema. La coperta è diventata davvero corta. La cittadinanza chiede di rendere “più semplice” la società e i sistemi che ad essa sovrintendono. E Lo fa partendo con istanze e suggerimenti dal basso (bottom-up). L’opinione pubblica sta radicando la convinzione che sia preferibile riportare la società ad un livello di complessità, e soprattutto di litigiosità , inferiore a quello pre-crisi. I cittadini, cioè chiedono di SEMPLIFICARE E FACILITARE la complessità.

Spesso la complessità non compresa e non gestita porta diritto verso l’avversarialità, e questa porta al blocco delle posizioni e all’escalation del conflitto tra le parti. Con gravi danni e spese, sia individuali che collettivi, che possono invece essere ridotti e minimizzati. Tanto più adesso in cui le esigenze di finanziamento della cosa pubblica nazionale devono prestarsi ad essere condivise con quelle di finanziamento della cosa europea in aiuto ai Paesi in crisi. Gli impegni finanziari sono sempre più elevati e non ci possiamo permettere di trascurare risorse nazionali, neppure quelle latenti del conflitto. Se ci limitiamo ad osservare solo la veste giuridica di cui è rivestito un qualsiasi conflitto rimaniamo in ambito della avversarialità, della contrapposizione delle posizioni, simile alla tattica di trincea e di posizionamento della 1° guerra mondiale.

Approccio metacontroversiale alle liti.

Se invece ci sforziamo di fare astrazione e spostiamo l’ottica in una dimensione METACONTROVERSIALE, ovvero andiamo OLTRE gli aspetti evidenti, visibili della controversia, così come essi appaiono a prima vista, allora stiamo indagando una sfera più sensibile del problema, per la quale spesso la soluzione viene trovata ad un livello diverso da quello prettamente giuridico. Metacontroversiale significa cercare soluzioni in mediazione che vadano al di là delle apparenze della controversia, superando la logica tradizionale della spartizione proporzionale della torta tra i contendenti, in modo che ciascun aumento dell’uno corrisponde simmetricamente ad un decremento dell’altro. Invece in MEDIAZIONE la soluzione creativa “metacontroversiale” indaga ambiti, al di fuori e al di là delle evidenze fenomeniche della controversia, ambiti che appartengono ad una altra Sfera, superiore, non evidente, sensibile, avvicinabile solo con approccio creativo e fantasioso al problema.

Parafrasando un termine tecnico-giuridico, METACONTROVERSIALE riguarda la sfera dell' ULTRAPETITUM e dell’EXTRAPETITA, cioè di quello che non è compreso nell'oggetto della lite (petìtum), perché non ne potrebbe costituire oggetto o semplicemente perché non si vuole che ne costituisca (ultrapetitum ed extrapetitum), per svariati motivi. METACONTROVERSIALE è l'ambito e la DIMENSIONE che differenzia la Mediazione/Conciliazione dalla Transazione e sarà l'ambito in cui i Professionisti Negoziatori di parte, sotto la guida e il tutoraggio del Mediatore, dovranno confrontarsi per linee sensibili al fine di fare emergere i veri bisogni sottostanti la lite fra le parti di cui hanno la fiducia, e per fornirne adeguate risposte creative e non convenzionali. Occorre però trovare un paradigma nuovo di RIFERIMENTO che ci faccia CONCORDARE SU COME SI FA A CONCORDARE.

Eupetenza e competenza.

L’ esigenza di SEMPLIFICARE e FACILITARE la complessità di sistema si traduce in un approccio mentale e d’animo che ho chiamato EUPETENZA, utilizzando una parola greca (eupetes, es) che significa “facile, agevole” . E che reca in se la radice , sempre greca, “EU” di grande impatto simbolico in quanto antico nome del “bene”.

EUPETENZA sta a significare il possesso di atteggiamento mentale e qualità d'animo alla facilitazione di ciò che è , o che appare, difficile e complicato. Il Professionista che opera in MEDIAZIONE a mio avviso deve possedere COMPETENZA, quale conoscenza approfondita del sapere tecnico nella materia trattata e arte tipica delle Professioni sin dall’alba dei tempi. Egli deve possedere anche EUPETENZA, quale predisposizione d’animo e di intelletto al raggiungimento di un obiettivo assegnato, semplificando e facilitando le fasi intermedie che si frappongono ad ostacolo. Nella considerazione che tale obiettivo è foriero di soddisfazione non solo di interessi personali, ma anche e soprattutto di interessi collettivi, che andrebbero misurati. Eupetenza è la capacità di cogliere il “particulare”, non a scapito, ma a vantaggio del “generale”.

L'EUPETENZA, quindi, è arte e consapevolezza di RENDERE FACILE, ovvero arte di FACILITARE i rapporti e le composizioni degli stessi su binari comuni. E' la predisposizione d'animo alla ricerca dell'armonia della composizione e del MIGLIORAMENTO DEL FARE per il raggiungimento di un obiettivo condiviso, anche di valenza collettiva. Nella consapevolezza che la migliore alternativa possibile all’accordo negoziato, o al mantenimento dello “status quo ante”, rappresenta un risultato inferiore. EUPETENZA è l'assetto di partenza per affrontare, in superiore, armonica e condivisa sintesi, le contrapposte tesi ed antitesi di hegeliana memoria, sublimandole nella fusione. Riecheggia un po’ l'arte di togliere i bastoni dalle ruote, per consentire al Carro Nazionale di continuare il suo percorso. Nella profonda convinzione che il Carro Nazionale porta tutti noi, e che ciascuno ne possa e ne debba contribuire alla inarrestata marcia verso lo sviluppo futuribile della democrazia e della qualità dei suoi cittadini. EUPETENZA è l'esatto contrario della strisciante abitudine di "mettere i bastoni nelle ruote" ovvero il contrario di avviluppare di lacci e laccioli di complessità, spesso inutile ed autoreferenziale, il libero svolgimento delle umane attività, detto OSTRUZIONISMO.


L'eupetenza è il contrario dell' ostruzionismo, che tanto frena e rallenta la spinta all'innovazione e al cambiamento, oggi quanto mai indispensabile per non scadere nella decadenza di Sistema, che oggi è sotto gli occhi di tutti noi. Serve eupetenza nell’approccio sistemico alla Mediazione, affinchè essa entri stabilmente nel patrimonio di abitudini del Sapere Tecnico Professionale e – per suo tramite- nella collettività. Superando le logiche quanto prevedibili diffidenze che accolgono ogni cambiamento epocale e ogni fase di transizione della società civile.

Gian Marco Boccanera
www.studioboccanera.com