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lunedì 15 luglio 2013

V Forum Nazionale dei Mediatori Intervento del Dott. Gian Marco Boccanera

 

 

V Forum Nazionale dei Mediatori

CAMERA DEI DEPUTATI
Sala della Mercede – Palazzo Marini
Via della Mercede, 55 – Roma
28 giugno 2013 

Intervento del Dott. Gian Marco Boccanera



Testo dell'intervento

FACILITARE la Complessità  e ripensare i nostri schemi mentali per il rinnovamento del SistemaPaese Italia: la Mediazione è uno strumento?

di Gian Marco Boccanera

RELAZIONE AL V° FORUM NAZIONALE DEI MEDIATORI DEL 28 GIUGNO 2013
 PRESSO SALA DELLA MERCEDE – CAMERA DEI DEPUTATI –ROMA

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In Italia c’è bisogno di autorevolezza, non solo di autorità, plurime e spesso fronteggianti. Forse è questo l’anelito che ha portato alla riscoperta della categoria storica dei SAGGI: mai come in questo momento i SAGGI sono così ricorrenti negli argomenti di discussione intorno a noi. I Saggi nominati dal Presidente della Repubblica Napolitano per superare le contrapposizioni di una politica in perenne litigio inconcludente. I Saggi nominati da Papa Francesco per delineare percorsi di cambiamento nell’Istituzione Chiesa Cattolica. I Saggi nominati dal Presidente del Consiglio Letta per indicare la strada delle riforme costituzionali e superare il blocco delle posizioni di una politica antagonista troppo impegnata a contrapporre piuttosto che a collaborare.

I SAGGI sono tutti dei FACILITATORI del cambiamento, anche di quello difficile da ottenere perché va oltre lo status quo in cui siamo abituati a riconoscerci. L’equazione FACILITATORI = ATTIVATORI DEL CAMBIAMENTO è ormai divenuta di dominio pubblico e sta entrando nell’immaginario collettivo.

L’inconcludenza del blocco tra posizioni ad ogni livello, politico, sociale, economico e giuridico sta diventando un emergenza nazionale devastante nel nostro Paese, poiché:

1) impedisce l’adozione di decisioni strategiche nei ristretti tempi in cui esse debbono essere assunte per rimanere valide ed efficaci rispetto alla molteplicità dei problemi da risolvere e alla loro velocità di mutazione;

2) determina utilizzi sub-ottimali delle scarse risorse disponibili al sistema, lasciandone ingessate la maggior parte poiché avviluppate in una serie infinita e incrociata di veti e controveti;

3) alimenta una diffusa percezione di inadeguatezza sulla ricerca delle soluzioni e scoramento collettivo da parte dei cittadini che si traduce in sentimenti di antipolitica, di ineluttabilità (“tanto non cambia mai niente”) e di potenziale rivolta sociale.

Mediare tra posizioni per arrivare ad un percorso di cambiamento il più possibile condiviso sta diventando così importante, che le principali Istituzioni, laiche e religiose, hanno nominato dei soggetti SUPER PARTES affinchè questo avvenga. In ciò stabilendo il primato della MEDIAZIONE sulla CONFLITTUALITA’. Anzi ammantando di sacralità la funzione dei SAGGI-FACILITATORI, come lo erano stati i Padri Costituenti della nostra quanto delle altre Repubbliche, intervenuti solo dopo un periodo di fortissime contrapposizioni interne.

La Funzione dei FACILITATORI quindi è una funzione strategica del vivere civile in una società complessa e polimorfica come quella italiana. La loro è una funzione di salvataggio dello Stato, prova ne è la fonte superiore della loro investitura, che è il vertice stesso dello Stato. Ma la loro funzione è replicabile in tantissime applicazioni quotidiane del vivere civile che fanno della riduzione dell’antagonismo un VALORE SOCIALE spendibile in termini economici. Come? Disponendo di due caratteristiche fondamentali d’esercizio: COMPETENZA ed EUPETENZA.

La competenza è il possesso riconosciuto ed esercitato di determinate abilità o preparazioni tecniche professionali, indubbiamente necessarie al facilitatore per capire il contesto in cui operare. L’ eupetenza è l’atteggiamento d’animo e mentale, l’habitus direi, predisposto alla facilitazione di ciò che appare difficile e contrapposto. Possedere EUPETENZA significa mettere in cima alla lista delle priorità il Costruzionismo, diviene arte di facilitare i rapporti, liberare i vincoli mentali, psicologici ed ideologici rispetto al cambiamento, per renderlo comprensibile, accettabile, fluido, conveniente, nella consapevolezza che sia migliore della situazione di quasi-stallo precedente, ai fini dei superiori INTERESSI COLLETTIVI di SistemaPaese.

Abituati come siamo a litigare su tutto, a fare dell’ostruzionismo una pratica costante e raffinata per il mantenimento delle posizioni di privilegio e d’arrocco, non utili alla collettività ma solo a pochi, non sarà facile passare all’intendimento opposto, cioè al COSTRUZIONISMO. Ma è semplicemente necessario e non oltremodo rinviabile. Eupetenza e Competenza sono colonne di base per lo sviluppo di percorsi di cambiamento che partano dalla Mediazione e che siano trasfusi in mille ambiti strategici di SistemaPaese, come: Giustizia, Lavoro, Sanità, Educazione, Istruzione, Economia, Innovazione, Pubblica Amministrazione, Governo del territorio, etc.

Ecco allora che inevitabilmente la MEDIAZIONE finalizzata alla CONCILIAZIONE diviene il principale strumento nel set di attrezzi a disposizione delle ipotesi di cambiamento non-violento.

La Mediazione con il recente decreto “del fare” è tornata di nuovo in gioco, ma ancora a mio vedere non nel pieno delle sue vaste potenzialità di SISTEMA. Penso che occorre stabilire con convinzione il ruolo del FACILITATORE quale Negoziatore di Parte, funzione rivestibile da ogni professionista dotato delle due caratteristiche di competenza ed eupetenza. Aumentare e di molto il numero dei soli mediatori “di diritto” senza nulla disporre in merito ai negoziatori di parte, ed al loro ruolo cruciale e strategico, e soprattutto alla delocalizzazione fluida delle procedure attraverso strumenti informatici, dubito che sia la strada per aumentare le mediazioni.

Nella stessa sede del Forum precedente, poi ho avuto modo di sottolineare come a mio sommesso avviso il percorso della mediazione può diventare una routine virtuosa purchè diventi fluida, e tecnologicamente avanzata attraverso le mille forme che consentono una remotizzazione e delocalizzazione della procedura anche lontano dall’ubicazione fisica del Centro e delle parti. Ho pensato 4anni fa alla cosiddetta CONCILIAZIONE FACILITATA, da farsi con il ruolo del negoziatori di parte (= facilitatori) e con l’utilizzo delle moderne tecnologie di comunicazione digitale che consentono di fluidificare il percorso e di renderlo attrattivo e “vissuto” come esperienza da ciascuna delle parti.

In questo contesto penso che i Professionisti possano dare ancora un fattivo e lungimirante contributo, magari parafrasando George Bernard Shaw quando sosteneva che le persone che riescono in questo Mondo sono quelle che vanno alla ricerca delle condizioni che desiderano, e se non le trovano, le creano.

Roma, 28 giugno 2013.



Dott. Gian Marco Boccanera

www.studioboccanera.com

lunedì 18 febbraio 2013

Professionisti quali contributori al miglioramento del Sistema-Paese



Sarà capitato a chiunque di noi, pur assorbito dalla frenesia  della vita quotidiana  densa com'è di appuntamenti, obiettivi e performance da rispettare, di fermarsi talvolta a riflettere su cosa fare per migliorare il funzionamento dell’esperienza di vita da cittadino in Italia, cioè il Sistema-Paese.

Me lo sono chiesto molte volte, e qualcuna di esse mi ha dato un feedback di ritorno, che qui vorrei ora condividere con Voi.

È ormai acclarata  la circostanza che la Crisi sia strutturale e non congiunturale, nonostante  alcune pervicaci negazioni che sono state fino all'ultimo portate avanti, pur dinanzi all'evidenza dei fatti.

Significa che è entrato in crisi non un momento dipendente dal trend fisiologico del ciclo economico che alterna a fasi di elevata crescita, fasi di minor crescita, ma è andato in crisi un Sistema complesso, di base, strutturale appunto.


Ovvero che  non  basta  attendere che  "passi la nottata'' per  risvegliarsi con  un  nuovo  luminoso giorno, come tutte le altre crisi che dal dopoguerra ad oggi si sono a noi rivelate, e con cui siamo stati abituati a confrontarci. Qui è entrato in crisi un Sistema, che non  è solo di tipo economico, ma di tipo sociale, di tipo politico, e direi anche di tipo finalistico ed esistenziale.


Alcune caratteristiche fondanti del "fare  impresa" in tutto il mondo hanno dimostrato tutto il loro limite, in paragone  ai destinatari  della effettiva distribuzione del  valore  aggiunto prodotto, e al consumo di  beni  collettivi, quali: ambiente,  aria, acqua, risorse naturali, conoscenza, progresso. Come può  mantenersi in equilibrio  e soprattutto come può  essere alla lunga sostenibile  un Sistema che fondi  la sua essenza  sulla crescita  continua  e inarrestabile, quando le risorse naturali per produrla sono  loro stesse limitate e non infinite?

È una contraddizione in termini. Soprattutto come può mantenersi in equilibrio  un Sistema che per produrre valore aggiunto  privato, sottrae  valore aggiunto  collettivo, nella misura  in cui l'aumento del primo è assai minore  dell'ampia diminuzione del secondo? Alla lunga questa impostazione di sistema non può reggere, semplicemente perché  è inefficiente. 

E finora  è  stata  possibile anche  perché il valore  collettivo non  possiede efficaci e universali forme di misurazione come il valore privato. Ecco quindi che gli uomini più sensibili e attenti ai segnali di rischio implosione iniziano a ragionare su cosa fare per  affrontare il problema per tempo con modalità strategiche non-convenzionali.





Per cui desidero  focalizzare l'attenzione all'aspetto della questione che  può  essere  affrontato con il contributo della grande e preziosa esperienza delle Professioni italiane; restringendo in campo di analisi all'Italia. Le nostre Professioni fanno parte del Sistema-Paese; vi sono  pienamente integrate  e ne conoscono a fondo pregi e difetti e traggono  da questo  la loro stessa  ontologica ragione di esistenza e di consistenza. La Storia d'Italia ci riporta alle Corporazioni delle arti e professioni che grande lustro hanno dato nei secoli all'inventiva e alla capacita del nostro Paese di eccellere in molti ambiti della cultura e del sapere. E di  fornire  personaggi che  sono  entrati   nella Storia  dell'umanità per il progresso che  hanno saputo  esprimere.   


Questo ingente  patrimonio di conoscenza nazionale deve essere ora  mantenuto e riorientato. Mantenuto perché gli effetti in progressione geometrica della crisi stanno  colpendo pesantemente non  solo il mondo produttivo delle imprese;  ma stanno falcidiando  anche il mondo intellettuale delle professioni, sicché occorre preservare e mantenere il sapere tecnico  sinora accumulato, per  poterlo poi trasferire  alle generazioni successive. Sarebbe  un danno  collettivo disperdere il sapere tecnico, assistendo  inermi alla chiusura e cessazione di Studi e realtà professionali,  solo  perché  non  in grado  di adattarsi ai cambiamento. 

Riorientato perché le professioni ora hanno un’ottima opportunità di accreditamento sociale del loro essere e del loro continuare ad esistete, nella misura in cui sapranno ritagliarsi un ruolo  nello svolgere quelle attività che tendono ad accrescere il valore provato, senza far diminuire quello collettivo, ma anzi facendo aumentare il valore aggiunto collettivo più di quello privato. Non  potrà più essere aprioristicamente considerato l'effetto di un'attività  professionale  sui  valori collettivi,  pensando di  fare unica valutazione su quelli privati.


 Le professioni, poi, hanno una forte e radicata presenza sul territorio, e questo fa di esse un ottimo trait-d’union con  la cittadinanza, per veicolare serie ipotesi  di  miglioramento. Il miglioramento del Sistema Paese passa per il miglioramento dei cittadini che  ne  fanno  parte,  e la  presenza capillare  sul territorio  delle professioni e l'ampiezza  del sapere tecnico  di cui sono  espressione è uno  strumento fenomenale per far passare il nuovo meme. L'impronta sociale (Social FootPrint) dell’agire delle Libere Professioni potrà diventare il principale elemento caratterizzante di un nuovo quanto necessario meme di effettivo  cambiamento a tutti i livelli del SistemaPaese italiano.


Avulso da reminiscenze gattopardesche per le quali  cambiamento sia finalizzato acchè nulla cambi. E lontano dal borbonico “facite ammuina” per il quale sia sufficiente dare l'idea di attivismo  senza  niente  sotto,  ma  con  il convinto agire sui valori condivisi in cui le Professioni possono riconoscersi  e farsi  interpreti, ciascuna  nella sua specificità e nel suo sapere tecnico.

La crisi porta in sè movimento e grandi cambiamenti, che possono essere acquisiti a fatti propri dal mondo delle Professioni, forte di oltre 2 milioni di appartenenti con un elevato livello di cultura.

Le Professioni hanno ora una gigantesca opportunità nella rivalutazione  agli occhi  dell’Opinione Pubblica  delle loro funzioni “necessarie” e della loro elevata spendibilità sociale, nella misura in cui riescano a creare le condizioni  per migliorare il SistemaPaese, sì da renderlo effettivamente un mondo italiano al quale le persone desiderano appartenere.



Articolo pubblicato sulla rivista URFI >>>

lunedì 14 marzo 2011

Lo Sciopero degli avvocati e il boomerang australiano

L’ U.O.A. (Organismo Unitario dell’ Avvocatura) con delibera del 18-19 febbraio 2011 ha indetto lo stato di agitazione dell’Avvocatura e ha proclamato l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria dal 16 al 22 marzo 2011 per protesta contro il D.Lgs 28/2010 e per la mancata proroga dell’obbligatorietà della media-conciliazione. Ovvero ha indetto lo Sciopero contro la Conciliazione.

Il  tentativo epocale di cambiare l’andamento delle cose nel settore Giustizia introducendo il tentativo obbligatorio di Conciliazione, come nella maggior parte dei Paesi succede da tempo,  non ha davvero incontrato il plauso dell’ U.O.A., soprattutto dinanzi alla confermata non-obbligatorietà della presenza tecnica dell’avvocato. Interpretata come eretico sacrilegio di prerogative professionali.

Tuttavia le circostanze e i tempi in cui è venuta a maturazione questa forma di protesta, culminante con il pronunciamento dello SCIOPERO dell’avvocatura e con l’astensione dalle udienze per una settimana (ridotta a netti tre giorni lavorativi per via di festività e ponte), si prestano a qualche considerazione di opportunità e finalità strategica, che potrebbe controvertire la mossa da favore in danno. 

1) Lo SCIOPERO dei legali  contro la Conciliazione coincide con la solennità del 150^mo dell’Unità d’Italia e sue celebrazioni che portano la data del 17 marzo 2011 a scolpirsi a chiare lettere nel registro della Storia del nostro Paese. Un Paese, l’ ITALIA, che al momento fa fatica a mantenersi coeso, a mantenersi unito e solidale, a trovare un modus e una giusta regola di convivenza civile tra tutte le sue diverse anime e classi sociali. Oltre che fa fatica a mantenere i redditi, soprattutto professionali, in un momento di devastante Crisi economica, i cui effetti perdureranno, a mio avviso, per altri 5/10 anni. Forse l’astensione dal partecipare al dovere civico che la Costituzione assegna all’Avvocatura può alimentare questo scollamento sociale, anziché costituirne prezioso collante?  In un esatto momento in cui si incensa l’UNITA’ d’Italia e si celebrano i tanti italiani che hanno dato la loro vita per consentirne il faticoso raggiungimento, lo SCIOPERO dell’avvocatura dalle prerogative che la Costituzione le assegna può essere un elemento di stonata, quanto grave dissonanza, rispetto allo spirito patrio celebrato? 


2) Lo SCIOPERO dei legali contro la Conciliazione coincide con l’entrata in vigore il 20 marzo 2011 domenica, anzi il 21 successivo lunedì, della Mediazione Civile e Commerciale. Questo Istituto giuridico nelle intenzioni del Legislatore nazionale dovrebbe fungere da strategico nella direzione del cambiamento di ottica: dall’ars dimicandi all’ars conciliandi, ovvero dall’abitudine allo scontro,  all’abitudine alla composizione concordata delle avverse posizioni ed interessi. Con benefici effetti (si spera) sul Sistema-Giustizia e ancora più in là sul Sistema-Paese, poiché la Mediazione consente la diminuzione dei costi personali e sociali connessi al conflitto, la liberazione di risorse nazionali, e la partecipazione delle parti allo svolgimento della procedura, e quindi la possibilità di esprimere esse stesse i veri ed effettivi  bisogni sottostanti la lite. Mi pongo allora una serie di domande. L’immagine dell’Avvocatura potrebbe risentire negativamente dello SCIOPERO indetto proprio ai fini anti-Conciliazione e anti-Mediazione? Ovvero potrebbe passare nell’Opinione Pubblica il convincimento che la categoria forense sia contraria a ipotesi di lavoro che, almeno sulla carta e nelle migliori intenzioni, siano a vantaggio della Collettività, della tenuta sociale, e della diminuzione della litigiosità, oltre che dell’abbreviamento di definizione delle controversie?  La Collettività potrebbe porsi il dubbio ed interpretare lo Sciopero alla stregua dell’adagio “causa che pende, causa che rende”, sì da interpretarlo come un estremo tentativo di mantenimento dello status quo?  L’Opinione Pubblica potrebbe valutare il ranking del ruolo sociale (social footprint) della categoria alla stregua di ciò che questa si propone di contrastare? 

3) Lo SCIOPERO dell’Avvocatura  non è finalizzato alla produzione di effetti positivi individuali, perché non è combattendole che si realizzano nuove opportunità di lavoro o aspettative di conseguirle. Anzi, lo sciopero continuerebbe sulla stessa linea strategica di opposizione al cambiamento che sta portando altre professioni ad avvantaggiarsi sul piano professionale dei posti lasciati inopinatamente e miopemente sguarniti in ambito MediaConciliazione. La poca convinzione di una parte rappresentativa importante dell’avvocatura quale l’ O.U.A. potrebbe divenire pesante ritardo di adeguamento, e percepirsi dall’Opinione Pubblica quale strenuo quanto vano tentativo di difesa di rendite di posizione ormai difficili a difendersi in un mondo in cui la velocità della luce è quella a cui avviene il cambiamento a tutti i livelli. Pure nelle Libere Professioni, nel loro accentuato e granitico conservatorismo. Ho avuto modo di esprimere settimane addietro questo mio pensiero sulle colonne del mio Gruppo di Discussione Linkedin sulla Conciliazione, cui vi invito ad aderire.

4) Lo SCIOPERO dell’Avvocatura sembra non aver convinto proprio tutti gli aderenti, dal momento che a quanto risulta, il Consiglio dell’ Ordine degli Avvocati di Ancona, per esempio, ha deliberato espressamente di NON ADERIRE, ribadendo convinzioni simili a quelle espresse in queste righe e potendo contare sul buon funzionamento operativo della Camera di Conciliazione di Ancona presso il locale Palazzo di Giustizia, essendo pure la città di Ancona Distretto di Corte d’ Appello. Quindi qualcuno fuori dal coro esiste, come esistono tanti giovani Colleghi avvocati che stanno abbassando la scure di guerra contro la Mediaconciliazione, avvicinandosi ad essa con fare più propositivo ed intravedendone i celati ma rilevanti aspetti utili ,che possono dar luogo ad un modo diverso ma più satisfattivo di far Professione in Italia nel terzo millennio.

5) Il Rischio è che lo SCIOPERO degli avvocati, non partecipato con convinzione da tutti i Colleghi, soprattutto dai più giovani, ma pervicacemente portato avanti dall’ U.O.A.,  possa controvertirsi in boomerang a svantaggio dell’immagine di tutta la categoria e del suo Ruolo Sociale percepito dall’opinione pubblica. Un BOOMERANG del tipo Australiano, poiché rischia di sospingere il  senso comune in modo avverso, invece che a favore, la professione legale, in spazi troppo lontani da raggiungere per raccoglierlo a fine corsa.

Gian Marco Boccanera.

mercoledì 9 febbraio 2011

IL FACILITATORE NELLA MEDIAZIONE CIVILE E NELLA CONCILIAZIONE

Eravamo a Marzo 2009 quando ebbi modo di scrivere il PROGETTO COMM-UNICO, derivante dalla riunione di intuizioni ed elaborazioni personali circa quelli che mi apparivano divenire i possibili sviluppi della Conciliazione, o Mediazione civile, come oggi si chiama. All'epoca però non c'erano i Decreti Delegati e non c'era neppure la Legge 69/2009 istitutiva della Conciliazione, che è stata varata solo nell'agosto di quell'anno (Manovra Estiva).
Presentato alla Commissione Conciliazione ed Arbitrato di cui all'epoca facevo parte, tale progetto è stato accolto con estrema tepidezza e scetticismo, forse perchè troppo visionario ed anticipatore dei tempi, anche perchè faceva emergere una figura AGGIUNTIVA a quella del Conciliatore, le cui funzioni ai più parevano replicare quelle del conciliatore. Il Progetto è stato da me fortissimamente perseguito ed anche parzialmente realizzato fino a che ho potuto, cioè fino alla mia uscita dalla Commissione e dal CPRC, per evidente "incompatibilità" di visione e di atteggiamenti. In questa sede non desidero soffermarmi ulteriormente sulla questione,  ma avrei piacere di puntualizzare alcuni aspetti che dal Progetto emergono:

1) L'individuazione della figura professionale del FACILITATORE o NEGOZIATORE DI PARTE. Questa è una figura assai più strategica del CONCILIATORE, poichè assiste la parte di cui ha la fiducia per tutta la procedura della mediaconciliazione, negoziando in suo favore e al suo fianco. Ma ancora prima di iniziare, il facilitatore indirizza i Flussi di Conciliazione a questo piuttosto che ad altro centro di Conciliazione, muovendo la "pedina" per primo e in funzione delle aspettative.
Oggi i Centri di Conciliazione sono circa 200 e, superata la fase di euforia iniziale di applicazione esclusiva ai corsi di formazione a pagamento, essi dovranno tenere il mercato e confrontarsi con il flusso di Mediaconciliazioni che saranno in grado prima di attrarre e poi di gestire adeguatamente. In quel momento, che è ancora da venire, il mercato farà la sua scrematura e rimarranno solo i Centri di Conciliazione che meglio di altri avranno sviluppato "potenzialità attrattive" non per i Conciliatori, quanto per i Facilitatori, ovvero per i negoziatori di parte.

2) La convinzione che la CONCILIAZIONE potesse essere per TUTTI i CITTADINI e affrontabile da TUTTI I PROFESSIONISTI, senza anacronistiche tutele nè esclusive di categoria, che ne avrebbero  ridotto le potenzialità. Ogni tipologia di Professionista (avvocato, commercialista, architetto, ingegnere, medico, geometra, etc...) è portatore di una COMPETENZA ESCLUSIVA nella materia di cui è esponente professionale.
 Ho immaginato di far riconoscere queste competenze, diverse tra loro, in un obiettivo comune a tutte che ho chiamato EUPETENZA, ovvero la predisposizione d'animo e d'intelletto alla FACILITAZIONE degli estremi, alla composizione ragionata e condivisa della controversia, ovvero quell'atteggiamento comune ai facilitatori che potesse "rendere facile ed agevole" il raggiungimento di un accordo a vantaggio delle parti e della Collettività che le ospita. Senza questo atteggiamento d'animo, rinnovato e convinto, si rischia di rimanere nell'ambito della conosciuta e praticata TRANSAZIONE.
Ma il passo avanti che è possibile compiere con la CONCILIAZIONE o MEDIAZIONE è che l'ambito dimensionale in cui le parti si dibattono va spostato ad un gradino superiore. Superiore rispetto a ciò che appare in via fenomenica dall'osservazione semplice della realtà. Un ambito e una dimensione superiore che ho chiamato "metacontroversiale", a significare che può essere indagato "al di là delle apparenze della controversia". Con approccio sensibile, psicologicamente raffinato, interessato alle dinamiche comportamentali, "facilitativo" appunto della ricerca di quell'accordo che solo l'emersione dei profondi bisogni sottostanti riesce a far emergere in maniera satisfattiva per chi è intorno al tavolo delle trattative.

3) La consapevolezza che non innalzando muri , ma gettando ponti alle altre libere Professioni l'Istituto della CONCILIAZIONE possa fungere da Istituto Strategico per il nostro Sistema-Paese, nella misura in cui si può cambiare l'ottica di osservazione e il rapporto col fluire del tempo che da direttamente proporzionale, divenga inversamente proporzionale rispetto ai compensi attesi. Per questioni storiche che risalgono indietro centinaia di anni, siamo stati abituati ad essere un popolo "litigioso" in cui l'ars dimicandi ha preso il sopravvento sull'ars conciliandi. Ma ora con la velocità della luce in cui avvengono cambiamenti epocali in tutto il Globo, con le potenzialità, ancora per la gran parte inespresse nel mondo delle professioni, dell'informatica e della TELEMATICA, sarebbe un vero peccato se non fossimo convinti di cogliere generose opportunità di fronteggiamento della CRISI che morde ad ogni livello e che sta arrivando ad erodere quote rilevanti dei compensi professionali. E' anacronistico e rischioso per la sopravvivenza continuare a pensare alla vecchia maniera. Oggi si devono preferire soluzioni che rispecchiano la velocità dei cambiamenti e delle informazioni cui siamo ogni minuto sottoposti.

4) La ferma convinzione che per far crescere e prosperare il neonato ISTITUTO della MEDIACONCILIAZIONE a vantaggio di tutti i cittadini, con l'ausilio e l'intervento (su base volontaria) di tutti i Professionisti quali facilitatori e negoziatori di fiducia dei loro clienti, a vantaggio della Collettività intera (grazie alla riduzione dei costi diretti e indiretti legali al conflitto) occorre REMOTIZZARE il FLUSSO delle Conciliazioni.
Come? Utilizzando gli Studi Professionali dei facilitatori, strutture che già esistono e che possono essere adattate allo scopo con pochi adeguamenti low-cost, principalmente in termini di strutture informatiche e telematiche di videocondivisione e sharing documentale. In questo modo le conciliazioni da amministrare verrebbero esternalizzate rispetto al Centro e alla sua limitatata capacità fisica e temporale di farvi fronte, con il Conciliatore che faccia da "tutor" sull'attività dei due o più facilitatori.

5) Gli esigui compensi del Conciliatore devono essere rapportati alla qualità e quantità di apporto professionale che da lui ci si aspetta. Se venisse "affiancato" da negoziatori di parte professionisti della materia di cui si controverte, retribuibili a tariffa professionale o a forfait preconcordato col cliente, il grosso del lavoro verrebbe fatto da questi ultimi, limitandosi il conciliatore a seguire e a tutorare lo svolgimento delle attività negoziali, limitando i suoi spostamenti, lavorando anch'egli in via telematica e potendo gestire tutoraggi di conciliazioni in multitasking, ovvero in contemporanea dal suo studio. Così facendo si allontanerebbe il rischio che il Conciliatore fissi delle ancore mentale sul suo break-even-point, ovvero il punto superato il quale gli esigui compensi ritraibili  dall'attività di conciliatore vengono percepiti dallo stesso come non più remunerativi, con intuibili conseguenze quanto a disamoramento del risultato e a poca convinzione nell'azione.

Per maggiori info Vi rimando alla sezione del PENSATOIO e alla VIDEOGALLERY del mio sito: http://www.studioboccanera.com/

Gian Marco Boccanera