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lunedì 18 febbraio 2013
Professionisti quali contributori al miglioramento del Sistema-Paese
Sarà capitato a chiunque di noi, pur assorbito dalla frenesia della vita quotidiana densa com'è di appuntamenti, obiettivi e performance da rispettare, di fermarsi talvolta a riflettere su cosa fare per migliorare il funzionamento dell’esperienza di vita da cittadino in Italia, cioè il Sistema-Paese.
Me lo sono chiesto molte volte, e qualcuna di esse mi ha dato un feedback di ritorno, che qui vorrei ora condividere con Voi.
È ormai acclarata la circostanza che la Crisi sia strutturale e non congiunturale, nonostante alcune pervicaci negazioni che sono state fino all'ultimo portate avanti, pur dinanzi all'evidenza dei fatti.
Significa che è entrato in crisi non un momento dipendente dal trend fisiologico del ciclo economico che alterna a fasi di elevata crescita, fasi di minor crescita, ma è andato in crisi un Sistema complesso, di base, strutturale appunto.
Ovvero che non basta attendere che "passi la nottata'' per risvegliarsi con un nuovo luminoso giorno, come tutte le altre crisi che dal dopoguerra ad oggi si sono a noi rivelate, e con cui siamo stati abituati a confrontarci. Qui è entrato in crisi un Sistema, che non è solo di tipo economico, ma di tipo sociale, di tipo politico, e direi anche di tipo finalistico ed esistenziale.
Alcune caratteristiche fondanti del "fare impresa" in tutto il mondo hanno dimostrato tutto il loro limite, in paragone ai destinatari della effettiva distribuzione del valore aggiunto prodotto, e al consumo di beni collettivi, quali: ambiente, aria, acqua, risorse naturali, conoscenza, progresso. Come può mantenersi in equilibrio e soprattutto come può essere alla lunga sostenibile un Sistema che fondi la sua essenza sulla crescita continua e inarrestabile, quando le risorse naturali per produrla sono loro stesse limitate e non infinite?
È una contraddizione in termini. Soprattutto come può mantenersi in equilibrio un Sistema che per produrre valore aggiunto privato, sottrae valore aggiunto collettivo, nella misura in cui l'aumento del primo è assai minore dell'ampia diminuzione del secondo? Alla lunga questa impostazione di sistema non può reggere, semplicemente perché è inefficiente.
E finora è stata possibile anche perché il valore collettivo non possiede efficaci e universali forme di misurazione come il valore privato. Ecco quindi che gli uomini più sensibili e attenti ai segnali di rischio implosione iniziano a ragionare su cosa fare per affrontare il problema per tempo con modalità strategiche non-convenzionali.
Per cui desidero focalizzare l'attenzione all'aspetto della questione che può essere affrontato con il contributo della grande e preziosa esperienza delle Professioni italiane; restringendo in campo di analisi all'Italia. Le nostre Professioni fanno parte del Sistema-Paese; vi sono pienamente integrate e ne conoscono a fondo pregi e difetti e traggono da questo la loro stessa ontologica ragione di esistenza e di consistenza. La Storia d'Italia ci riporta alle Corporazioni delle arti e professioni che grande lustro hanno dato nei secoli all'inventiva e alla capacita del nostro Paese di eccellere in molti ambiti della cultura e del sapere. E di fornire personaggi che sono entrati nella Storia dell'umanità per il progresso che hanno saputo esprimere.
Questo ingente patrimonio di conoscenza nazionale deve essere ora mantenuto e riorientato. Mantenuto perché gli effetti in progressione geometrica della crisi stanno colpendo pesantemente non solo il mondo produttivo delle imprese; ma stanno falcidiando anche il mondo intellettuale delle professioni, sicché occorre preservare e mantenere il sapere tecnico sinora accumulato, per poterlo poi trasferire alle generazioni successive. Sarebbe un danno collettivo disperdere il sapere tecnico, assistendo inermi alla chiusura e cessazione di Studi e realtà professionali, solo perché non in grado di adattarsi ai cambiamento.
Riorientato perché le professioni ora hanno un’ottima opportunità di accreditamento sociale del loro essere e del loro continuare ad esistete, nella misura in cui sapranno ritagliarsi un ruolo nello svolgere quelle attività che tendono ad accrescere il valore provato, senza far diminuire quello collettivo, ma anzi facendo aumentare il valore aggiunto collettivo più di quello privato. Non potrà più essere aprioristicamente considerato l'effetto di un'attività professionale sui valori collettivi, pensando di fare unica valutazione su quelli privati.
Le professioni, poi, hanno una forte e radicata presenza sul territorio, e questo fa di esse un ottimo trait-d’union con la cittadinanza, per veicolare serie ipotesi di miglioramento. Il miglioramento del Sistema Paese passa per il miglioramento dei cittadini che ne fanno parte, e la presenza capillare sul territorio delle professioni e l'ampiezza del sapere tecnico di cui sono espressione è uno strumento fenomenale per far passare il nuovo meme. L'impronta sociale (Social FootPrint) dell’agire delle Libere Professioni potrà diventare il principale elemento caratterizzante di un nuovo quanto necessario meme di effettivo cambiamento a tutti i livelli del SistemaPaese italiano.
Avulso da reminiscenze gattopardesche per le quali cambiamento sia finalizzato acchè nulla cambi. E lontano dal borbonico “facite ammuina” per il quale sia sufficiente dare l'idea di attivismo senza niente sotto, ma con il convinto agire sui valori condivisi in cui le Professioni possono riconoscersi e farsi interpreti, ciascuna nella sua specificità e nel suo sapere tecnico.
La crisi porta in sè movimento e grandi cambiamenti, che possono essere acquisiti a fatti propri dal mondo delle Professioni, forte di oltre 2 milioni di appartenenti con un elevato livello di cultura.
Le Professioni hanno ora una gigantesca opportunità nella rivalutazione agli occhi dell’Opinione Pubblica delle loro funzioni “necessarie” e della loro elevata spendibilità sociale, nella misura in cui riescano a creare le condizioni per migliorare il SistemaPaese, sì da renderlo effettivamente un mondo italiano al quale le persone desiderano appartenere.
Articolo pubblicato sulla rivista URFI >>>
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lunedì 30 luglio 2012
SEMPLIFICARE la Complessità con Competenza ed Eupetenza
La MEDIAZIONE non è solamente un Istituto Giuridico del pari di
molti altri, ma è un Istituto Strategico di sviluppo e miglioramento
del nostro SistemaPaese ITALIA.
Questa la convizione che si è rafforzata, e che troviamo espressa
nell'intervento del dott. Gian Marco Boccanera, allo Speakers' Corner
sulla Mediazione tenutosi lo scorso 13 luglio 2012 presso la Sala della
Mercede (Camera dei Deputati-Roma).
Semplificare la Complessità per migliorare il SistemaPaese.
Un SistemaPaese
che non riesce a superare la revisione imposta dai tempi, dai nuovi
bisogni da soddisfare e dalle tecnologie che avanzano inesorabilmente e
che rischiano di condannarci al declino, prima strategico, poi economico e poi ancora sociale.
La complessità del nostro Sistema sociale che si esprime attraverso
una pluralità eccessiva di componenti e attraverso una forte
interconnessione tra le stesse, poteva andar bene in periodi di “vacche
grasse” e di boom economico.
In momenti di ottimistica euforia in cui non si stava troppo a guardare sui costi e sulle (scarse) efficienze di un Sistema pluricentrico,
in cui il potere e le decisioni a tutti i livelli venivano amministrate
a strati sempre crescenti di complessità e di dialettica. Adesso col
sopraggiungere di una crisi globale questa impostazione ha mostrato
tutti i suoi limiti e le sue debolezze. Governare la complessità
stratificata e generata da inefficienze sistemiche è diventato non più
sostenibile, né a livello politico nè a livello economico. E sta
diventando insostenibile anche a livello sociale. Per i costi eccessivi e
non più difendibili del suo mantenimento, che impongono dolorose
deviazioni delle scarse risorse disponibili al sistema. La coperta è
diventata davvero corta. La cittadinanza chiede di rendere “più
semplice” la società e i sistemi che ad essa sovrintendono. E Lo fa
partendo con istanze e suggerimenti dal basso (bottom-up). L’opinione
pubblica sta radicando la convinzione che sia preferibile riportare la
società ad un livello di complessità, e soprattutto di litigiosità ,
inferiore a quello pre-crisi. I cittadini, cioè chiedono di SEMPLIFICARE E FACILITARE la complessità.
Spesso la complessità non compresa e non gestita porta diritto verso l’avversarialità, e questa porta al blocco delle posizioni e all’escalation del conflitto tra le parti. Con gravi danni e spese, sia individuali che collettivi, che possono invece essere ridotti e minimizzati. Tanto più adesso in cui le esigenze di finanziamento della cosa pubblica nazionale devono prestarsi ad essere condivise con quelle di finanziamento della cosa europea in aiuto ai Paesi in crisi. Gli impegni finanziari sono sempre più elevati e non ci possiamo permettere di trascurare risorse nazionali, neppure quelle latenti del conflitto. Se ci limitiamo ad osservare solo la veste giuridica di cui è rivestito un qualsiasi conflitto rimaniamo in ambito della avversarialità, della contrapposizione delle posizioni, simile alla tattica di trincea e di posizionamento della 1° guerra mondiale.
Spesso la complessità non compresa e non gestita porta diritto verso l’avversarialità, e questa porta al blocco delle posizioni e all’escalation del conflitto tra le parti. Con gravi danni e spese, sia individuali che collettivi, che possono invece essere ridotti e minimizzati. Tanto più adesso in cui le esigenze di finanziamento della cosa pubblica nazionale devono prestarsi ad essere condivise con quelle di finanziamento della cosa europea in aiuto ai Paesi in crisi. Gli impegni finanziari sono sempre più elevati e non ci possiamo permettere di trascurare risorse nazionali, neppure quelle latenti del conflitto. Se ci limitiamo ad osservare solo la veste giuridica di cui è rivestito un qualsiasi conflitto rimaniamo in ambito della avversarialità, della contrapposizione delle posizioni, simile alla tattica di trincea e di posizionamento della 1° guerra mondiale.
Approccio metacontroversiale alle liti.
Se invece ci sforziamo di fare astrazione e spostiamo l’ottica in una dimensione METACONTROVERSIALE, ovvero andiamo OLTRE gli aspetti evidenti, visibili della controversia,
così come essi appaiono a prima vista, allora stiamo indagando una
sfera più sensibile del problema, per la quale spesso la soluzione viene
trovata ad un livello diverso da quello prettamente giuridico. Metacontroversiale significa cercare soluzioni in mediazione che vadano al di là delle apparenze della controversia,
superando la logica tradizionale della spartizione proporzionale della
torta tra i contendenti, in modo che ciascun aumento dell’uno
corrisponde simmetricamente ad un decremento dell’altro. Invece in
MEDIAZIONE la soluzione creativa “metacontroversiale” indaga ambiti, al
di fuori e al di là delle evidenze fenomeniche della controversia,
ambiti che appartengono ad una altra Sfera, superiore, non evidente,
sensibile, avvicinabile solo con approccio creativo e fantasioso al
problema.
Parafrasando un termine tecnico-giuridico, METACONTROVERSIALE riguarda la sfera dell' ULTRAPETITUM e dell’EXTRAPETITA,
cioè di quello che non è compreso nell'oggetto della lite (petìtum),
perché non ne potrebbe costituire oggetto o semplicemente perché non si
vuole che ne costituisca (ultrapetitum ed extrapetitum), per svariati
motivi. METACONTROVERSIALE è l'ambito e la DIMENSIONE che differenzia
la Mediazione/Conciliazione dalla Transazione e sarà l'ambito in cui i
Professionisti Negoziatori di parte, sotto la guida e il tutoraggio del
Mediatore, dovranno confrontarsi per linee sensibili al fine di fare
emergere i veri bisogni sottostanti la lite fra le parti di cui hanno la
fiducia, e per fornirne adeguate risposte creative e non convenzionali.
Occorre però trovare un paradigma nuovo di RIFERIMENTO che ci faccia
CONCORDARE SU COME SI FA A CONCORDARE.
Eupetenza e competenza.
L’ esigenza di SEMPLIFICARE e FACILITARE la complessità di sistema si
traduce in un approccio mentale e d’animo che ho chiamato EUPETENZA,
utilizzando una parola greca (eupetes, es) che significa “facile,
agevole” . E che reca in se la radice , sempre greca, “EU” di grande
impatto simbolico in quanto antico nome del “bene”.
EUPETENZA sta a significare il possesso
di atteggiamento mentale e qualità d'animo alla facilitazione di ciò che
è , o che appare, difficile e complicato. Il Professionista che opera
in MEDIAZIONE a mio avviso deve possedere COMPETENZA,
quale conoscenza approfondita del sapere tecnico nella materia trattata e
arte tipica delle Professioni sin dall’alba dei tempi. Egli deve
possedere anche EUPETENZA, quale predisposizione d’animo e di intelletto
al raggiungimento di un obiettivo assegnato, semplificando e
facilitando le fasi intermedie che si frappongono ad ostacolo. Nella
considerazione che tale obiettivo è foriero di soddisfazione non solo di
interessi personali, ma anche e soprattutto di interessi collettivi,
che andrebbero misurati. Eupetenza è la capacità di cogliere il
“particulare”, non a scapito, ma a vantaggio del “generale”.
L'EUPETENZA, quindi, è arte e consapevolezza di RENDERE FACILE,
ovvero arte di FACILITARE i rapporti e le composizioni degli stessi su
binari comuni. E' la predisposizione d'animo alla ricerca dell'armonia
della composizione e del MIGLIORAMENTO DEL FARE per il raggiungimento di
un obiettivo condiviso, anche di valenza collettiva. Nella
consapevolezza che la migliore alternativa possibile all’accordo
negoziato, o al mantenimento dello “status quo ante”, rappresenta un
risultato inferiore. EUPETENZA è l'assetto di partenza per affrontare,
in superiore, armonica e condivisa sintesi, le contrapposte tesi ed
antitesi di hegeliana memoria, sublimandole nella fusione. Riecheggia
un po’ l'arte di togliere i bastoni dalle ruote, per consentire al Carro
Nazionale di continuare il suo percorso. Nella profonda convinzione che
il Carro Nazionale porta tutti noi, e che ciascuno ne possa e ne debba
contribuire alla inarrestata marcia verso lo sviluppo futuribile della
democrazia e della qualità dei suoi cittadini. EUPETENZA è l'esatto
contrario della strisciante abitudine di "mettere i bastoni nelle ruote"
ovvero il contrario di avviluppare di lacci e laccioli di complessità,
spesso inutile ed autoreferenziale, il libero svolgimento delle umane
attività, detto OSTRUZIONISMO.
L'eupetenza è il contrario dell'
ostruzionismo, che tanto frena e rallenta la spinta all'innovazione e
al cambiamento, oggi quanto mai indispensabile per non scadere nella
decadenza di Sistema, che oggi è sotto gli occhi di tutti noi. Serve
eupetenza nell’approccio sistemico alla Mediazione, affinchè essa entri
stabilmente nel patrimonio di abitudini del Sapere Tecnico Professionale
e – per suo tramite- nella collettività. Superando le logiche quanto
prevedibili diffidenze che accolgono ogni cambiamento epocale e ogni
fase di transizione della società civile.
Gian Marco Boccanera
www.studioboccanera.com
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