Cerca

Visualizzazione post con etichetta cambiamento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cambiamento. Mostra tutti i post

lunedì 15 luglio 2013

V Forum Nazionale dei Mediatori Intervento del Dott. Gian Marco Boccanera

 

 

V Forum Nazionale dei Mediatori

CAMERA DEI DEPUTATI
Sala della Mercede – Palazzo Marini
Via della Mercede, 55 – Roma
28 giugno 2013 

Intervento del Dott. Gian Marco Boccanera



Testo dell'intervento

FACILITARE la Complessità  e ripensare i nostri schemi mentali per il rinnovamento del SistemaPaese Italia: la Mediazione è uno strumento?

di Gian Marco Boccanera

RELAZIONE AL V° FORUM NAZIONALE DEI MEDIATORI DEL 28 GIUGNO 2013
 PRESSO SALA DELLA MERCEDE – CAMERA DEI DEPUTATI –ROMA

*******
In Italia c’è bisogno di autorevolezza, non solo di autorità, plurime e spesso fronteggianti. Forse è questo l’anelito che ha portato alla riscoperta della categoria storica dei SAGGI: mai come in questo momento i SAGGI sono così ricorrenti negli argomenti di discussione intorno a noi. I Saggi nominati dal Presidente della Repubblica Napolitano per superare le contrapposizioni di una politica in perenne litigio inconcludente. I Saggi nominati da Papa Francesco per delineare percorsi di cambiamento nell’Istituzione Chiesa Cattolica. I Saggi nominati dal Presidente del Consiglio Letta per indicare la strada delle riforme costituzionali e superare il blocco delle posizioni di una politica antagonista troppo impegnata a contrapporre piuttosto che a collaborare.

I SAGGI sono tutti dei FACILITATORI del cambiamento, anche di quello difficile da ottenere perché va oltre lo status quo in cui siamo abituati a riconoscerci. L’equazione FACILITATORI = ATTIVATORI DEL CAMBIAMENTO è ormai divenuta di dominio pubblico e sta entrando nell’immaginario collettivo.

L’inconcludenza del blocco tra posizioni ad ogni livello, politico, sociale, economico e giuridico sta diventando un emergenza nazionale devastante nel nostro Paese, poiché:

1) impedisce l’adozione di decisioni strategiche nei ristretti tempi in cui esse debbono essere assunte per rimanere valide ed efficaci rispetto alla molteplicità dei problemi da risolvere e alla loro velocità di mutazione;

2) determina utilizzi sub-ottimali delle scarse risorse disponibili al sistema, lasciandone ingessate la maggior parte poiché avviluppate in una serie infinita e incrociata di veti e controveti;

3) alimenta una diffusa percezione di inadeguatezza sulla ricerca delle soluzioni e scoramento collettivo da parte dei cittadini che si traduce in sentimenti di antipolitica, di ineluttabilità (“tanto non cambia mai niente”) e di potenziale rivolta sociale.

Mediare tra posizioni per arrivare ad un percorso di cambiamento il più possibile condiviso sta diventando così importante, che le principali Istituzioni, laiche e religiose, hanno nominato dei soggetti SUPER PARTES affinchè questo avvenga. In ciò stabilendo il primato della MEDIAZIONE sulla CONFLITTUALITA’. Anzi ammantando di sacralità la funzione dei SAGGI-FACILITATORI, come lo erano stati i Padri Costituenti della nostra quanto delle altre Repubbliche, intervenuti solo dopo un periodo di fortissime contrapposizioni interne.

La Funzione dei FACILITATORI quindi è una funzione strategica del vivere civile in una società complessa e polimorfica come quella italiana. La loro è una funzione di salvataggio dello Stato, prova ne è la fonte superiore della loro investitura, che è il vertice stesso dello Stato. Ma la loro funzione è replicabile in tantissime applicazioni quotidiane del vivere civile che fanno della riduzione dell’antagonismo un VALORE SOCIALE spendibile in termini economici. Come? Disponendo di due caratteristiche fondamentali d’esercizio: COMPETENZA ed EUPETENZA.

La competenza è il possesso riconosciuto ed esercitato di determinate abilità o preparazioni tecniche professionali, indubbiamente necessarie al facilitatore per capire il contesto in cui operare. L’ eupetenza è l’atteggiamento d’animo e mentale, l’habitus direi, predisposto alla facilitazione di ciò che appare difficile e contrapposto. Possedere EUPETENZA significa mettere in cima alla lista delle priorità il Costruzionismo, diviene arte di facilitare i rapporti, liberare i vincoli mentali, psicologici ed ideologici rispetto al cambiamento, per renderlo comprensibile, accettabile, fluido, conveniente, nella consapevolezza che sia migliore della situazione di quasi-stallo precedente, ai fini dei superiori INTERESSI COLLETTIVI di SistemaPaese.

Abituati come siamo a litigare su tutto, a fare dell’ostruzionismo una pratica costante e raffinata per il mantenimento delle posizioni di privilegio e d’arrocco, non utili alla collettività ma solo a pochi, non sarà facile passare all’intendimento opposto, cioè al COSTRUZIONISMO. Ma è semplicemente necessario e non oltremodo rinviabile. Eupetenza e Competenza sono colonne di base per lo sviluppo di percorsi di cambiamento che partano dalla Mediazione e che siano trasfusi in mille ambiti strategici di SistemaPaese, come: Giustizia, Lavoro, Sanità, Educazione, Istruzione, Economia, Innovazione, Pubblica Amministrazione, Governo del territorio, etc.

Ecco allora che inevitabilmente la MEDIAZIONE finalizzata alla CONCILIAZIONE diviene il principale strumento nel set di attrezzi a disposizione delle ipotesi di cambiamento non-violento.

La Mediazione con il recente decreto “del fare” è tornata di nuovo in gioco, ma ancora a mio vedere non nel pieno delle sue vaste potenzialità di SISTEMA. Penso che occorre stabilire con convinzione il ruolo del FACILITATORE quale Negoziatore di Parte, funzione rivestibile da ogni professionista dotato delle due caratteristiche di competenza ed eupetenza. Aumentare e di molto il numero dei soli mediatori “di diritto” senza nulla disporre in merito ai negoziatori di parte, ed al loro ruolo cruciale e strategico, e soprattutto alla delocalizzazione fluida delle procedure attraverso strumenti informatici, dubito che sia la strada per aumentare le mediazioni.

Nella stessa sede del Forum precedente, poi ho avuto modo di sottolineare come a mio sommesso avviso il percorso della mediazione può diventare una routine virtuosa purchè diventi fluida, e tecnologicamente avanzata attraverso le mille forme che consentono una remotizzazione e delocalizzazione della procedura anche lontano dall’ubicazione fisica del Centro e delle parti. Ho pensato 4anni fa alla cosiddetta CONCILIAZIONE FACILITATA, da farsi con il ruolo del negoziatori di parte (= facilitatori) e con l’utilizzo delle moderne tecnologie di comunicazione digitale che consentono di fluidificare il percorso e di renderlo attrattivo e “vissuto” come esperienza da ciascuna delle parti.

In questo contesto penso che i Professionisti possano dare ancora un fattivo e lungimirante contributo, magari parafrasando George Bernard Shaw quando sosteneva che le persone che riescono in questo Mondo sono quelle che vanno alla ricerca delle condizioni che desiderano, e se non le trovano, le creano.

Roma, 28 giugno 2013.



Dott. Gian Marco Boccanera

www.studioboccanera.com

lunedì 18 febbraio 2013

Professionisti quali contributori al miglioramento del Sistema-Paese



Sarà capitato a chiunque di noi, pur assorbito dalla frenesia  della vita quotidiana  densa com'è di appuntamenti, obiettivi e performance da rispettare, di fermarsi talvolta a riflettere su cosa fare per migliorare il funzionamento dell’esperienza di vita da cittadino in Italia, cioè il Sistema-Paese.

Me lo sono chiesto molte volte, e qualcuna di esse mi ha dato un feedback di ritorno, che qui vorrei ora condividere con Voi.

È ormai acclarata  la circostanza che la Crisi sia strutturale e non congiunturale, nonostante  alcune pervicaci negazioni che sono state fino all'ultimo portate avanti, pur dinanzi all'evidenza dei fatti.

Significa che è entrato in crisi non un momento dipendente dal trend fisiologico del ciclo economico che alterna a fasi di elevata crescita, fasi di minor crescita, ma è andato in crisi un Sistema complesso, di base, strutturale appunto.


Ovvero che  non  basta  attendere che  "passi la nottata'' per  risvegliarsi con  un  nuovo  luminoso giorno, come tutte le altre crisi che dal dopoguerra ad oggi si sono a noi rivelate, e con cui siamo stati abituati a confrontarci. Qui è entrato in crisi un Sistema, che non  è solo di tipo economico, ma di tipo sociale, di tipo politico, e direi anche di tipo finalistico ed esistenziale.


Alcune caratteristiche fondanti del "fare  impresa" in tutto il mondo hanno dimostrato tutto il loro limite, in paragone  ai destinatari  della effettiva distribuzione del  valore  aggiunto prodotto, e al consumo di  beni  collettivi, quali: ambiente,  aria, acqua, risorse naturali, conoscenza, progresso. Come può  mantenersi in equilibrio  e soprattutto come può  essere alla lunga sostenibile  un Sistema che fondi  la sua essenza  sulla crescita  continua  e inarrestabile, quando le risorse naturali per produrla sono  loro stesse limitate e non infinite?

È una contraddizione in termini. Soprattutto come può mantenersi in equilibrio  un Sistema che per produrre valore aggiunto  privato, sottrae  valore aggiunto  collettivo, nella misura  in cui l'aumento del primo è assai minore  dell'ampia diminuzione del secondo? Alla lunga questa impostazione di sistema non può reggere, semplicemente perché  è inefficiente. 

E finora  è  stata  possibile anche  perché il valore  collettivo non  possiede efficaci e universali forme di misurazione come il valore privato. Ecco quindi che gli uomini più sensibili e attenti ai segnali di rischio implosione iniziano a ragionare su cosa fare per  affrontare il problema per tempo con modalità strategiche non-convenzionali.





Per cui desidero  focalizzare l'attenzione all'aspetto della questione che  può  essere  affrontato con il contributo della grande e preziosa esperienza delle Professioni italiane; restringendo in campo di analisi all'Italia. Le nostre Professioni fanno parte del Sistema-Paese; vi sono  pienamente integrate  e ne conoscono a fondo pregi e difetti e traggono  da questo  la loro stessa  ontologica ragione di esistenza e di consistenza. La Storia d'Italia ci riporta alle Corporazioni delle arti e professioni che grande lustro hanno dato nei secoli all'inventiva e alla capacita del nostro Paese di eccellere in molti ambiti della cultura e del sapere. E di  fornire  personaggi che  sono  entrati   nella Storia  dell'umanità per il progresso che  hanno saputo  esprimere.   


Questo ingente  patrimonio di conoscenza nazionale deve essere ora  mantenuto e riorientato. Mantenuto perché gli effetti in progressione geometrica della crisi stanno  colpendo pesantemente non  solo il mondo produttivo delle imprese;  ma stanno falcidiando  anche il mondo intellettuale delle professioni, sicché occorre preservare e mantenere il sapere tecnico  sinora accumulato, per  poterlo poi trasferire  alle generazioni successive. Sarebbe  un danno  collettivo disperdere il sapere tecnico, assistendo  inermi alla chiusura e cessazione di Studi e realtà professionali,  solo  perché  non  in grado  di adattarsi ai cambiamento. 

Riorientato perché le professioni ora hanno un’ottima opportunità di accreditamento sociale del loro essere e del loro continuare ad esistete, nella misura in cui sapranno ritagliarsi un ruolo  nello svolgere quelle attività che tendono ad accrescere il valore provato, senza far diminuire quello collettivo, ma anzi facendo aumentare il valore aggiunto collettivo più di quello privato. Non  potrà più essere aprioristicamente considerato l'effetto di un'attività  professionale  sui  valori collettivi,  pensando di  fare unica valutazione su quelli privati.


 Le professioni, poi, hanno una forte e radicata presenza sul territorio, e questo fa di esse un ottimo trait-d’union con  la cittadinanza, per veicolare serie ipotesi  di  miglioramento. Il miglioramento del Sistema Paese passa per il miglioramento dei cittadini che  ne  fanno  parte,  e la  presenza capillare  sul territorio  delle professioni e l'ampiezza  del sapere tecnico  di cui sono  espressione è uno  strumento fenomenale per far passare il nuovo meme. L'impronta sociale (Social FootPrint) dell’agire delle Libere Professioni potrà diventare il principale elemento caratterizzante di un nuovo quanto necessario meme di effettivo  cambiamento a tutti i livelli del SistemaPaese italiano.


Avulso da reminiscenze gattopardesche per le quali  cambiamento sia finalizzato acchè nulla cambi. E lontano dal borbonico “facite ammuina” per il quale sia sufficiente dare l'idea di attivismo  senza  niente  sotto,  ma  con  il convinto agire sui valori condivisi in cui le Professioni possono riconoscersi  e farsi  interpreti, ciascuna  nella sua specificità e nel suo sapere tecnico.

La crisi porta in sè movimento e grandi cambiamenti, che possono essere acquisiti a fatti propri dal mondo delle Professioni, forte di oltre 2 milioni di appartenenti con un elevato livello di cultura.

Le Professioni hanno ora una gigantesca opportunità nella rivalutazione  agli occhi  dell’Opinione Pubblica  delle loro funzioni “necessarie” e della loro elevata spendibilità sociale, nella misura in cui riescano a creare le condizioni  per migliorare il SistemaPaese, sì da renderlo effettivamente un mondo italiano al quale le persone desiderano appartenere.



Articolo pubblicato sulla rivista URFI >>>

mercoledì 12 settembre 2012

Professionista Digitale e Social Media




L'uso dei Social Network tra i professionisti è in ascesa. Non solo LinkedIn, social network basato sui contatti professionali, ma anche Facebook e Twitter attirano l'attenzione crescente di avvocati, commercialisti, architetti e di tante altre categorie. I Social Media si stanno imponendo come uno strumento fondamentale per il branding (e non più e solamente nell'universo delle piccole, medie e grandi imprese), specie in un momento in cui la pubblicità sui media tradizionali segna un calo di investimenti (secondo i dati diffusi da Nielsen Media Research la spesa delle aziende in adv è calata di 4,123 miliardi di euro, quasi il dieci per cento in meno rispetto al primo semestre dello scorso anno).


Così anche lo Studio Boccanera ha voluto credere fortemente nelle nuove tecnologie e nei social media. Nella convinzione che il professionista contemporaneo possa usare questi strumenti per migliorare la propria immagine e fare conoscere agli altri quel valore aggiunto di cui è portatore per la collettività. E nella convinzione che tali mezzi (specie in modalità mobile) cambieranno radicalmente il modo di fare la professione.

Se vuoi ascoltare la nostra storia e sei interessato al mondo del Web 2.0 partecipa al Corso che illustrerà come cambia la Professione e come le Nuove Tecnologie supportano la conoscenza e conoscibilità del posizionamento individuale sul mercato.


Professionista Digitale e Social Media
Come usare informatica e nuove tecnologie
per lo sviluppo innovativo della Professione. LE BASI.

Mercoledì 26.09.2012 ore 15.00-18.30
Venerdì 28.09.2012 ore 15.00-18.30
Studio Boccanera Via Latina 49 - Roma (San Giovanni - Appio Latino)


In cosa consiste il Corso? Si tratta di 2 giorni di Full Immersion nella tematica del PROFESSIONISTA DIGITALE e dei SOCIALNETWORK. Sono previste due Sessioni giornaliere di Consulenza di Gruppo per un totale di 7 ore, con utilizzo di materiale e strumenti multimediali.    



Si parlerà di Professionista Digitale, Ruolo Sociale della Professione e aspettative della direzione futura (tariffe e pubblicità),  Google (tecniche di ricerca, analytics, SEO), Strumenti informatici di base ad uso della Professione (Mail e Mail Certificata, Telefonia VOIP e centralino intelligente, AudioConferenza multipla, VideoConferenza fissa e mobile, FaceTime, Skype),  come evolve la Professione in modalità mobile (tablet e smartphone, ipad e iphone; dalla chiavetta USB alla stazione tascabile WIFi portatile, il cloud e la multiconnessione), Strumenti di Promozione e Posizionamento del Professionista Digitale (twitter, facebook e Linkedin, Gruppi di Facebook, Gruppi di Linkedin, Google Plus), Twitter  per la Professione (il microblogging e la velocità di trasmissione di voce, video ed emozioni nel pensiero collettivo), Linkedin (A cosa servono i contatti, le segnalazioni e le referenze), Come fare a pubblicare i propri elaborati, libri e documenti (il selfPublishing di Lulu, Scribd, Tumblr, Storify, SlideShare, Paperly, Twylah, e attrezzatura da usare), Come fare, pubblicare e distribuire contenuti Video ( YouTube, Vimeo, Screencast, LiveStream, Camtasia, Jing, Snagit e attrezzatura da usare), Come fare, pubblicare e distribuire contenuti audio (AudioBoo, HeyTell, SoundCloud, e attrezzatura da usare), Come condividere con i Colleghi documenti ed elaborazioni (Drop Box, Google Drive, i-annotate).

Vogliamo quindi condividere l'esperienza di StudioBoccanera.com con: i Professionisti Tradizionali che desiderano INIZIARE ad orientarsi nel percorso Digitale, indipendentemente dall'età; i Professionisti che già hanno iniziato il percorso Digitale, che intendono perfezionare tecniche e soluzioni di sperimentazione up-to-date per promuovere sè stessi e il loro patrimonio culturale individuale; le Persone che stanno decidendo di iniziare l'attività Professionale e vogliono dotarsi di Stumenti avanzati di promozione e di differenziazione del proprio sè, attraverso informatica e SocialMedia; i Creativi e Tutti coloro che sono interessati alla sperimentazione di Nuove Forme di Comunicazione e Self-Branding di prodotti o servizi attraverso SocialNetwork, in delocalizzazione home-working o SOHO (Small Office Home Office) e con modalità one-man-business.

Per maggiori info cliccate qui

oppure guardate la locandina 


Vi aspettiamo a StudioBoccanera il 26 e 28 settembre... 









martedì 12 giugno 2012


Oggi ho colto il piacere di commentare sul blog di "Un Caffè da Graziella"  un breve estratto del saggio di Helbert Hubbard  scritto nel 1899 , e riportato "alla luce" della Rete grazie all'amico LupodiTalos di Twitter (@lupoditalos) .  Mi è sembrato subito un buon #MEME che valesse la pena di rilanciare e di replicare in mimèsi moltiplicativa ai miei contatti e ai i miei visitatori. E invito Voi a fare lo stesso.

L'estratto è intitolato : "PORTARE UN MESSAGGIO A GARCIA" .
Dalla lettura sono nate delle emozioni e dei forti sensi di condivisione che non posso fare a meno di riportare anche qui nel mio blog, dopo averlo già fatto nel blog di "Un Caffè da Graziella".
La riscoperta dello sforzo, dello streben faustiano, della volontà insuperata, della tensione senza tregua finalizzata al raggiungimento dell'obiettivo assegnato, sono tutti VALORI di cui in Italia si sta perdendo cognizione, e soprattutto di cui si sta perdendo l'apprezzamento sociale.
Un' Italia del facile guadagno senza sforzo, in cui la supremazia dell'interesse personale sull'interesse generale è la regola di Sistema. Un' Italia in cui la politica ha perduto ogni dignità di rappresentare i suoi concittadini e soprattutto le Sacre Istituzioni dello Stato, senza fare pubblica, doverosa e seria ammenda di tutte le sue svariate colpe e profonde responsabilità del disastro in cui ci stanno precipitando.
Un' Italia in cui la classe dirigente e amministrativa si è connaturata adesivamente al Sistema, nella comoda convinzione di poter a lungo continuare a svolgere la sua funzione strategica nei gangli vitali e produttivi dello Stato in questo modo. Un Modo semplificato, autoreferenziale quanto parassitico. 

"Portare un messaggio a Garcia" è l'imperativo categorico e la legge non scritta che anima IN SILENZIO OPEROSO i pochi italiani che OGNI GIORNO si spendono con abnegazione, coraggio, sudore e sacrificio per tirare innanzi il carro nazionale su cui i molti sono comodamente accomodati sopra. E dal quale, questi inutili trimalcioni fuori dal tempo cialtroneggiano senza pregio nè dignità, indicando ricette e lezioni di sventura al Popolo. Presto il Popolo capirà che costoro sono stati dannosi in PASSATO per il SistemaPaese che non  sono stati in grado di innovare nè modificare, ma -soprattutto- il Popolo capirà che costoro sono inutili per il FUTURO in quanto rosicchiatori voraci di quel Valore Sociale, che non sono stati in grado di costruire nel PRESENTE.

Dott. Gian Marco Boccanera - Roma
www.studioboccanera.com
Twitter @gmboccanera

  
“Portare un messaggio a Garcìa”.
Saggio:


"In tutta questa *faccenda cubana, c'è un uomo che spicca all'orizzonte della mia memoria come “Marte al perielio". Quando scoppiò la guerra tra la Spagna e gli Stati Uniti, si presentò la necessità di comunicare velocemente con il capo degli insorti. Garcia si trovava in qualche luogo irraggiungibile delle montagne di Cuba e nessuno sapeva dove.

Non lo si poteva raggiungere né con il telegrafo né con la posta.

Il Presidente doveva assicurarsi la sua cooperazione velocemente.

Che cosa fare?

Qualcuno disse al Presidente: "C'è un tipo di nome Rowan, se c’è qualcuno che può raggiungere Garcia, beh, questi è lui".

Si mandò a chiamare Rowan e gli venne consegnata una lettera da recapitare a Garcia. Come "il tipo di nome Rowan" abbia ricevuto la lettera, l’abbia sigillata in una borsa incerata, l’abbia legata al petto sopra il cuore e sia sbarcato quattro giorni più tardi, di notte, sulle coste Cubane da una barca per scomparire nella giungla e sia potuto dopo tre settimane uscire dall’altra parte dell'isola, dopo avere attraversato a piedi un paese ostile e consegnato il messaggio a Garcia, sono dettagli che al momento non ho nessuna voglia di raccontarvi.

Quello che voglio dire è che McKinley diede una lettera a Rowan perché la consegnasse a Garcia. Rowan prese la lettera e non chiese: "Dove si trova?"

Dio onnipotente! Quello sì che è un uomo la cui immagine dovrebbe essere immortalata nel bronzo e la cui statua dovrebbe essere esposta in ogni università del paese. I giovani non hanno bisogno di studiare libri, hanno bisogno di rafforzare la propria tempra in modo da diventare persone degne di

fiducia, capaci di agire con prontezza, di concentrare le proprie energie, di fare qualcosa come "portare un messaggio a Garcia".

Il Generale Garcia ormai è morto, ma ci sono altri Garcia.

Qualunque uomo si sia sforzato di eseguire un’impresa che richiedesse una gran quantità di cooperazione, è rimasto a volte quasi inorridito di fronte all’imbecillità dell’uomo medio, alla sua incapacità o alla sua mancanza di volontà di concentrarsi su una cosa ed eseguirla.

Trascuratezza nella collaborazione, stupida disattenzione, sciatta indifferenza e lavoro svolto senza entusiasmo sembrano essere la regola.

Nessun uomo può riuscire a meno che, per amore o per forza o con le minacce, costringa altri ad aiutarlo o li corrompa perché lo facciano, o - forse - a meno che Dio nella sua bontà non faccia un miracolo e gli mandi un angelo del paradiso ad aiutarlo.

Voi che mi leggete, fate questo esperimento: siete seduti nel vostro ufficio.

Sei impiegati sono a breve distanza da voi.

Chiamatene uno qualsiasi e chiedetegli quanto segue:

"Per favore guarda nell’ enciclopedia e scrivimi un breve memorandum sulla vita del Correggio".

L’impiegato risponderà tranquillamente: "Sì signore" e andrà forse ad eseguire il compito?

Ci potete scommettere che non lo farà. Vi guarderà con sospetto e vi farà una o più delle seguenti domande:

Chi era?

Quale enciclopedia?

Dov’è l'enciclopedia?

Sono stato assunto per questo?

Non intende per caso Bismarck?

Perché non lo può fare Carlo?

E’ morto?

C’è fretta?

Che ne dice se le porto il volume e se lo cerca Lei?

Perché c’è bisogno che lo sappia?

Sono pronto a giocarmi la camicia che dopo che avrete risposto alle domande e spiegato come cercare l’informazione e perché vi occorre, l’impiegato uscirà dalla stanza e chiederà ad un altro impiegato di dargli una mano a tentare di “trovare Garcia” per poi tornare da voi e dirvi che quell’uomo non esiste.

Certo potrei anche perdere la scommessa, ma secondo la legge delle probabilità, non la perderò.

Se siete saggi, non perderete tempo a spiegare al vostro impiegato che Correggio si trova sotto la C e non sotto la K, invece gli sorriderete dolcemente dicendogli: "Non importa", e andate a cercarlo da voi.

Questa incapacità di agire di propria iniziativa, questa stupidità morale, questa infermità della volontà, questa svogliatezza prenderanno piede allegramente e innalzeranno… sono queste le cose che rimandano il socialismo puro ad un futuro tanto remoto. Se le persone non vogliono agire di propria iniziativa, cosa faranno quando i benefici del loro lavoro saranno per tutti?

Sembra che ci sia bisogno di un primo ufficiale di coperta con un bastone nodoso. Ed il timore di beccarsi il benservito il sabato sera mantiene al loro posto molti operai.

Provate a mettere un annuncio per trovare uno stenografo, nove su dieci dei candidati che si presenteranno non saranno capaci né di scrivere né di mettere la punteggiatura, e non ne vedranno neanche la necessità.

Sarebbe in grado di portare un messaggio a Garcia, una persona del genere?

"Vedi quel contabile?", mi disse il caposquadra di una grande fabbrica.

"Sì, e allora?"

"Beh, è un bravo contabile. Ma se lo dovessi mandare in città a fare una commissione, magari riuscirebbe a portarla a termine però sarebbe anche capace di fermarsi in quattro bar, strada facendo, e una volta arrivato a Via del Corso si sarebbe dimenticato il motivo per cui era stato mandato in città ".

Si può affidare un messaggio per Garcia ad un uomo del genere?

Ultimamente si sente esprimere una tale *svenevole compassione per gli “operai oppressi e sfruttati " e per i “vagabondi senza tetto in cerca di un lavoro onesto", spesso accompagnata da parole dure nei confronti degli uomini al potere.

Nessuno parla del datore di lavoro che invecchia prematuramente nel vano tentativo di far svolgere un lavoro intelligente a dei buoni a nulla trasandati, e della sua lunga ed estenuante ricerca di “aiutanti" che non appena lui gira le spalle ne approfittano per battere la fiacca.

In ogni negozio e fabbrica è sempre in atto una cernita del personale.

Il proprietario deve costantemente mandare via il personale che ha dimostrato la propria incapacità di portare avanti gli interessi della società e ne viene assunto un altro.

Questa selezione va avanti a prescindere da quanto bene vadano le cose.

Solo che quando i tempi sono duri e il lavoro scarseggia, la selezione è più precisa… ma gli incompetenti e gli inetti vengono mandati sempre via.

Si tratta della sopravvivenza del più adatto. Gli interessi personali spingono tutti i datori di lavoro a tenersi i migliori: quelli capaci di portare un messaggio a Garcia.

Conosco una persona davvero dotata ma che non ha la capacità di dirigere una sua società, che inoltre è completamente inutile per tutti, dato che porta con sé il costante folle sospetto che il suo datore di lavoro lo stia opprimendo o voglia farlo. Non può dare ordini e non ne vuole ricevere.

Nell’evenienza in cui gli si dovesse dare un messaggio da portare a Garcia, la sua risposta probabilmente sarebbe: "Daglielo tu!”.

Questa sera questo uomo vaga per strada cercando un impiego, e il vento soffia tra le fibre del suo cappotto ridotto a brandelli. Nessuno osa assumerlo, dato che è regolarmente un fomentatore di malcontento. Non lo si può far ragionare, e l'unica cosa che crea un effetto su di lui è la punta di uno stivale rafforzato.

Naturalmente, so che una persona così moralmente deformata deve essere oggetto di compassione alla pari di uno storpio: ma nel fare ciò vediamo di versare una lacrima anche per gli uomini che si danno da fare per mandare avanti una grande azienda, il cui orario di lavoro non finisce al suono di una campanella, e i cui capelli imbiancano velocemente nel tentativo di mettere in riga gente sciattamente indifferente, l’imbecillità dei trasandati e l’ingratitudine degli irriconoscenti che, se non fosse per la loro ditta, sarebbero affamati e senza tetto.

Sto calcando troppo la mano? Forse; ma quando tutto il mondo ha subito una degradazione vorrei esprimere una parola di misericordia per l'uomo che ha successo, l'uomo che, a dispetto di tutto, riesce ad incanalare gli sforzi di altri, ed essendoci riuscito, si ritrova con niente, niente al di là di cibo e vestiti.

Ho cenato al sacco ed ho lavorato per paghe giornaliere, e sono anche stato un datore di lavoro, e so che vi sono delle lamentele da entrambe le parti. Non vi è nulla di eccellente nella povertà, gli stracci non sono una raccomandazione, e tutti i datori di lavoro non sono avidi e arroganti, nella stessa misura in cui tutti i poveri non sono pieni virtù.

Le persone che godono della mia simpatia sono gli uomini che lavorano quando il “capo” è lontano, quando è a casa.

E l’uomo che quando gli viene data una lettera per Garcia, come nulla fosse prende la missiva, senza porre sciocche domande, e senza una segreta intenzione di gettarla nel tombino più vicino, o senza fare qualsiasi altra cosa che non sia consegnarla, che non viene mai “licenziato”, e nemmeno deve scioperare per avere uno stipendio più alto.

La civilizzazione è una lunga e ansiosa ricerca di persone di questo tipo.

Tutto quello che un uomo di tale stampo chiede deve essere concessa.

E’ richiesto in ogni città, paese e villaggio, in ogni ufficio, negozio, bottega e fabbrica. Il mondo ha un urgente bisogno di persone così, c’è bisogno di loro, un bisogno estremo di persone che possono “Portare un messaggio a Garcia”...."

Helbert Hubbard . 1899.