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lunedì 30 luglio 2012

SEMPLIFICARE la Complessità con Competenza ed Eupetenza


 La MEDIAZIONE non è solamente un Istituto Giuridico del pari di molti altri, ma è un Istituto Strategico di sviluppo e miglioramento del nostro SistemaPaese ITALIA.


Questa la convizione che si è rafforzata, e che troviamo espressa nell'intervento del dott. Gian Marco Boccanera, allo Speakers' Corner sulla Mediazione tenutosi lo scorso 13 luglio 2012 presso la Sala della Mercede (Camera dei Deputati-Roma).



Semplificare la Complessità per migliorare il SistemaPaese.

Un SistemaPaese che non riesce a superare la revisione imposta dai tempi, dai nuovi bisogni da soddisfare e dalle tecnologie che avanzano inesorabilmente e che rischiano di condannarci al declino, prima strategico, poi economico e poi ancora sociale.
 
La complessità del nostro Sistema sociale che si esprime attraverso una pluralità eccessiva di componenti e attraverso una forte interconnessione tra le stesse, poteva andar bene in periodi di “vacche grasse” e di boom economico.

In momenti di ottimistica euforia in cui non si stava troppo a guardare sui costi e sulle (scarse) efficienze di un Sistema pluricentrico, in cui il potere e le decisioni a tutti i livelli venivano amministrate a strati sempre crescenti di complessità e di dialettica. Adesso col sopraggiungere di una crisi globale questa impostazione ha mostrato tutti i suoi limiti e le sue debolezze. Governare la complessità stratificata e generata da inefficienze sistemiche è diventato non più sostenibile, né a livello politico nè a livello economico. E sta diventando insostenibile anche a livello sociale. Per i costi eccessivi e non più difendibili del suo mantenimento, che impongono dolorose deviazioni delle scarse risorse disponibili al sistema. La coperta è diventata davvero corta. La cittadinanza chiede di rendere “più semplice” la società e i sistemi che ad essa sovrintendono. E Lo fa partendo con istanze e suggerimenti dal basso (bottom-up). L’opinione pubblica sta radicando la convinzione che sia preferibile riportare la società ad un livello di complessità, e soprattutto di litigiosità , inferiore a quello pre-crisi. I cittadini, cioè chiedono di SEMPLIFICARE E FACILITARE la complessità.

Spesso la complessità non compresa e non gestita porta diritto verso l’avversarialità, e questa porta al blocco delle posizioni e all’escalation del conflitto tra le parti. Con gravi danni e spese, sia individuali che collettivi, che possono invece essere ridotti e minimizzati. Tanto più adesso in cui le esigenze di finanziamento della cosa pubblica nazionale devono prestarsi ad essere condivise con quelle di finanziamento della cosa europea in aiuto ai Paesi in crisi. Gli impegni finanziari sono sempre più elevati e non ci possiamo permettere di trascurare risorse nazionali, neppure quelle latenti del conflitto. Se ci limitiamo ad osservare solo la veste giuridica di cui è rivestito un qualsiasi conflitto rimaniamo in ambito della avversarialità, della contrapposizione delle posizioni, simile alla tattica di trincea e di posizionamento della 1° guerra mondiale.

Approccio metacontroversiale alle liti.

Se invece ci sforziamo di fare astrazione e spostiamo l’ottica in una dimensione METACONTROVERSIALE, ovvero andiamo OLTRE gli aspetti evidenti, visibili della controversia, così come essi appaiono a prima vista, allora stiamo indagando una sfera più sensibile del problema, per la quale spesso la soluzione viene trovata ad un livello diverso da quello prettamente giuridico. Metacontroversiale significa cercare soluzioni in mediazione che vadano al di là delle apparenze della controversia, superando la logica tradizionale della spartizione proporzionale della torta tra i contendenti, in modo che ciascun aumento dell’uno corrisponde simmetricamente ad un decremento dell’altro. Invece in MEDIAZIONE la soluzione creativa “metacontroversiale” indaga ambiti, al di fuori e al di là delle evidenze fenomeniche della controversia, ambiti che appartengono ad una altra Sfera, superiore, non evidente, sensibile, avvicinabile solo con approccio creativo e fantasioso al problema.

Parafrasando un termine tecnico-giuridico, METACONTROVERSIALE riguarda la sfera dell' ULTRAPETITUM e dell’EXTRAPETITA, cioè di quello che non è compreso nell'oggetto della lite (petìtum), perché non ne potrebbe costituire oggetto o semplicemente perché non si vuole che ne costituisca (ultrapetitum ed extrapetitum), per svariati motivi. METACONTROVERSIALE è l'ambito e la DIMENSIONE che differenzia la Mediazione/Conciliazione dalla Transazione e sarà l'ambito in cui i Professionisti Negoziatori di parte, sotto la guida e il tutoraggio del Mediatore, dovranno confrontarsi per linee sensibili al fine di fare emergere i veri bisogni sottostanti la lite fra le parti di cui hanno la fiducia, e per fornirne adeguate risposte creative e non convenzionali. Occorre però trovare un paradigma nuovo di RIFERIMENTO che ci faccia CONCORDARE SU COME SI FA A CONCORDARE.

Eupetenza e competenza.

L’ esigenza di SEMPLIFICARE e FACILITARE la complessità di sistema si traduce in un approccio mentale e d’animo che ho chiamato EUPETENZA, utilizzando una parola greca (eupetes, es) che significa “facile, agevole” . E che reca in se la radice , sempre greca, “EU” di grande impatto simbolico in quanto antico nome del “bene”.

EUPETENZA sta a significare il possesso di atteggiamento mentale e qualità d'animo alla facilitazione di ciò che è , o che appare, difficile e complicato. Il Professionista che opera in MEDIAZIONE a mio avviso deve possedere COMPETENZA, quale conoscenza approfondita del sapere tecnico nella materia trattata e arte tipica delle Professioni sin dall’alba dei tempi. Egli deve possedere anche EUPETENZA, quale predisposizione d’animo e di intelletto al raggiungimento di un obiettivo assegnato, semplificando e facilitando le fasi intermedie che si frappongono ad ostacolo. Nella considerazione che tale obiettivo è foriero di soddisfazione non solo di interessi personali, ma anche e soprattutto di interessi collettivi, che andrebbero misurati. Eupetenza è la capacità di cogliere il “particulare”, non a scapito, ma a vantaggio del “generale”.

L'EUPETENZA, quindi, è arte e consapevolezza di RENDERE FACILE, ovvero arte di FACILITARE i rapporti e le composizioni degli stessi su binari comuni. E' la predisposizione d'animo alla ricerca dell'armonia della composizione e del MIGLIORAMENTO DEL FARE per il raggiungimento di un obiettivo condiviso, anche di valenza collettiva. Nella consapevolezza che la migliore alternativa possibile all’accordo negoziato, o al mantenimento dello “status quo ante”, rappresenta un risultato inferiore. EUPETENZA è l'assetto di partenza per affrontare, in superiore, armonica e condivisa sintesi, le contrapposte tesi ed antitesi di hegeliana memoria, sublimandole nella fusione. Riecheggia un po’ l'arte di togliere i bastoni dalle ruote, per consentire al Carro Nazionale di continuare il suo percorso. Nella profonda convinzione che il Carro Nazionale porta tutti noi, e che ciascuno ne possa e ne debba contribuire alla inarrestata marcia verso lo sviluppo futuribile della democrazia e della qualità dei suoi cittadini. EUPETENZA è l'esatto contrario della strisciante abitudine di "mettere i bastoni nelle ruote" ovvero il contrario di avviluppare di lacci e laccioli di complessità, spesso inutile ed autoreferenziale, il libero svolgimento delle umane attività, detto OSTRUZIONISMO.


L'eupetenza è il contrario dell' ostruzionismo, che tanto frena e rallenta la spinta all'innovazione e al cambiamento, oggi quanto mai indispensabile per non scadere nella decadenza di Sistema, che oggi è sotto gli occhi di tutti noi. Serve eupetenza nell’approccio sistemico alla Mediazione, affinchè essa entri stabilmente nel patrimonio di abitudini del Sapere Tecnico Professionale e – per suo tramite- nella collettività. Superando le logiche quanto prevedibili diffidenze che accolgono ogni cambiamento epocale e ogni fase di transizione della società civile.

Gian Marco Boccanera
www.studioboccanera.com

mercoledì 9 febbraio 2011

IL FACILITATORE NELLA MEDIAZIONE CIVILE E NELLA CONCILIAZIONE

Eravamo a Marzo 2009 quando ebbi modo di scrivere il PROGETTO COMM-UNICO, derivante dalla riunione di intuizioni ed elaborazioni personali circa quelli che mi apparivano divenire i possibili sviluppi della Conciliazione, o Mediazione civile, come oggi si chiama. All'epoca però non c'erano i Decreti Delegati e non c'era neppure la Legge 69/2009 istitutiva della Conciliazione, che è stata varata solo nell'agosto di quell'anno (Manovra Estiva).
Presentato alla Commissione Conciliazione ed Arbitrato di cui all'epoca facevo parte, tale progetto è stato accolto con estrema tepidezza e scetticismo, forse perchè troppo visionario ed anticipatore dei tempi, anche perchè faceva emergere una figura AGGIUNTIVA a quella del Conciliatore, le cui funzioni ai più parevano replicare quelle del conciliatore. Il Progetto è stato da me fortissimamente perseguito ed anche parzialmente realizzato fino a che ho potuto, cioè fino alla mia uscita dalla Commissione e dal CPRC, per evidente "incompatibilità" di visione e di atteggiamenti. In questa sede non desidero soffermarmi ulteriormente sulla questione,  ma avrei piacere di puntualizzare alcuni aspetti che dal Progetto emergono:

1) L'individuazione della figura professionale del FACILITATORE o NEGOZIATORE DI PARTE. Questa è una figura assai più strategica del CONCILIATORE, poichè assiste la parte di cui ha la fiducia per tutta la procedura della mediaconciliazione, negoziando in suo favore e al suo fianco. Ma ancora prima di iniziare, il facilitatore indirizza i Flussi di Conciliazione a questo piuttosto che ad altro centro di Conciliazione, muovendo la "pedina" per primo e in funzione delle aspettative.
Oggi i Centri di Conciliazione sono circa 200 e, superata la fase di euforia iniziale di applicazione esclusiva ai corsi di formazione a pagamento, essi dovranno tenere il mercato e confrontarsi con il flusso di Mediaconciliazioni che saranno in grado prima di attrarre e poi di gestire adeguatamente. In quel momento, che è ancora da venire, il mercato farà la sua scrematura e rimarranno solo i Centri di Conciliazione che meglio di altri avranno sviluppato "potenzialità attrattive" non per i Conciliatori, quanto per i Facilitatori, ovvero per i negoziatori di parte.

2) La convinzione che la CONCILIAZIONE potesse essere per TUTTI i CITTADINI e affrontabile da TUTTI I PROFESSIONISTI, senza anacronistiche tutele nè esclusive di categoria, che ne avrebbero  ridotto le potenzialità. Ogni tipologia di Professionista (avvocato, commercialista, architetto, ingegnere, medico, geometra, etc...) è portatore di una COMPETENZA ESCLUSIVA nella materia di cui è esponente professionale.
 Ho immaginato di far riconoscere queste competenze, diverse tra loro, in un obiettivo comune a tutte che ho chiamato EUPETENZA, ovvero la predisposizione d'animo e d'intelletto alla FACILITAZIONE degli estremi, alla composizione ragionata e condivisa della controversia, ovvero quell'atteggiamento comune ai facilitatori che potesse "rendere facile ed agevole" il raggiungimento di un accordo a vantaggio delle parti e della Collettività che le ospita. Senza questo atteggiamento d'animo, rinnovato e convinto, si rischia di rimanere nell'ambito della conosciuta e praticata TRANSAZIONE.
Ma il passo avanti che è possibile compiere con la CONCILIAZIONE o MEDIAZIONE è che l'ambito dimensionale in cui le parti si dibattono va spostato ad un gradino superiore. Superiore rispetto a ciò che appare in via fenomenica dall'osservazione semplice della realtà. Un ambito e una dimensione superiore che ho chiamato "metacontroversiale", a significare che può essere indagato "al di là delle apparenze della controversia". Con approccio sensibile, psicologicamente raffinato, interessato alle dinamiche comportamentali, "facilitativo" appunto della ricerca di quell'accordo che solo l'emersione dei profondi bisogni sottostanti riesce a far emergere in maniera satisfattiva per chi è intorno al tavolo delle trattative.

3) La consapevolezza che non innalzando muri , ma gettando ponti alle altre libere Professioni l'Istituto della CONCILIAZIONE possa fungere da Istituto Strategico per il nostro Sistema-Paese, nella misura in cui si può cambiare l'ottica di osservazione e il rapporto col fluire del tempo che da direttamente proporzionale, divenga inversamente proporzionale rispetto ai compensi attesi. Per questioni storiche che risalgono indietro centinaia di anni, siamo stati abituati ad essere un popolo "litigioso" in cui l'ars dimicandi ha preso il sopravvento sull'ars conciliandi. Ma ora con la velocità della luce in cui avvengono cambiamenti epocali in tutto il Globo, con le potenzialità, ancora per la gran parte inespresse nel mondo delle professioni, dell'informatica e della TELEMATICA, sarebbe un vero peccato se non fossimo convinti di cogliere generose opportunità di fronteggiamento della CRISI che morde ad ogni livello e che sta arrivando ad erodere quote rilevanti dei compensi professionali. E' anacronistico e rischioso per la sopravvivenza continuare a pensare alla vecchia maniera. Oggi si devono preferire soluzioni che rispecchiano la velocità dei cambiamenti e delle informazioni cui siamo ogni minuto sottoposti.

4) La ferma convinzione che per far crescere e prosperare il neonato ISTITUTO della MEDIACONCILIAZIONE a vantaggio di tutti i cittadini, con l'ausilio e l'intervento (su base volontaria) di tutti i Professionisti quali facilitatori e negoziatori di fiducia dei loro clienti, a vantaggio della Collettività intera (grazie alla riduzione dei costi diretti e indiretti legali al conflitto) occorre REMOTIZZARE il FLUSSO delle Conciliazioni.
Come? Utilizzando gli Studi Professionali dei facilitatori, strutture che già esistono e che possono essere adattate allo scopo con pochi adeguamenti low-cost, principalmente in termini di strutture informatiche e telematiche di videocondivisione e sharing documentale. In questo modo le conciliazioni da amministrare verrebbero esternalizzate rispetto al Centro e alla sua limitatata capacità fisica e temporale di farvi fronte, con il Conciliatore che faccia da "tutor" sull'attività dei due o più facilitatori.

5) Gli esigui compensi del Conciliatore devono essere rapportati alla qualità e quantità di apporto professionale che da lui ci si aspetta. Se venisse "affiancato" da negoziatori di parte professionisti della materia di cui si controverte, retribuibili a tariffa professionale o a forfait preconcordato col cliente, il grosso del lavoro verrebbe fatto da questi ultimi, limitandosi il conciliatore a seguire e a tutorare lo svolgimento delle attività negoziali, limitando i suoi spostamenti, lavorando anch'egli in via telematica e potendo gestire tutoraggi di conciliazioni in multitasking, ovvero in contemporanea dal suo studio. Così facendo si allontanerebbe il rischio che il Conciliatore fissi delle ancore mentale sul suo break-even-point, ovvero il punto superato il quale gli esigui compensi ritraibili  dall'attività di conciliatore vengono percepiti dallo stesso come non più remunerativi, con intuibili conseguenze quanto a disamoramento del risultato e a poca convinzione nell'azione.

Per maggiori info Vi rimando alla sezione del PENSATOIO e alla VIDEOGALLERY del mio sito: http://www.studioboccanera.com/

Gian Marco Boccanera