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giovedì 9 maggio 2013



"Il Progetto di distribuzione"

III modulo del "Corso sulle esecuzioni immobiliari"

a cura del Dott. Gian Marco Boccanera




Trailer del Corso





Backstage video del Corso






Il Progetto di Distribuzione nelle esecuzioni immobiliari è la fase in cui i creditori possono entrare in possesso materiale della loro creditorìa, seppure dopo la falcidia del concorso della par condicio creditorum.  Rappresenta il momento finale in cui i creditori possono riprendere i loro soldi, in funzione del ricavato della vendita all’asta degli immobili pignorati, fatte salve le cause legittime di prelazione e dopo aver soddisfatto le spese in prededuzione. 

In un momento di grave CRISI FINANZIARIA come l’attuale in cui ci dibattiamo tutti, il momento della distribuzione del ricavato del processo esecutivo immobiliare, che magari durava da vent’anni o più, apre uno spiraglio di luce al soddisfacimento dei creditori, o almeno a quelli maggiormente titolati in prelazione.  Fra tutti i creditori vediamo spessissimo la presenza di Banche e Istituti di Credito che sono ora diventate sensibili alla velocizzazione dell’intero percorso esecutivo immobiliare, per una serie di motivi: (i) poiché hanno asset immobiliari incagliati in proporzione alquanto rilevante sul totale e spingono per un loro smobilizzo; (ii) poiché si sono rese conto che il mercato immobiliare è in fase discendente e che i valori di vendita all’asta di domani possono essere peggiori e più bassi di quelli di oggi. L’immobile cioè va perdendo di valore di anno in anno, esattamente al contrario di quanto accadeva fino a qualche tempo fa; (iii) poiché  i tassi di interesse si sono mantenuti straordinariamente bassi negli ultimi 10 anni. 

Tutte valutazioni strategiche queste che hanno reso non più così conveniente la coltivazione del contenzioso espropriativo nella non più attuale aspettativa che la rivalutazione del  capitale ipotecario ammesso potesse trovare –comunque- capienza nella rivalutazione dell’immobile di anno in anno, in guisa da costituire quasi un salvadanaio autorivalutante.  Adesso la situazione è molto diversa, in presenza di crisi sistemica di durata residua ancora lunga e di aspettative razionali non così favorevoli per l’intera economia nazionale, le Banche premono per velocizzare tutta la durata del processo di esecuzione immobiliare fino ad arrivare alla fase distributiva, fase pregnante in cui sperano di  riprendere - almeno in parte -  i loro soldi.

Il progetto di distribuzione – quindi - rappresenta la fase conclusiva del processo di esecuzione immobiliare, ed è il piano di ripartizione a tutti gli aventi diritto delle somme ricavate dalla vendita all’asta dei cespiti pignorati, rispettando l’ordine dei privilegi e delle ipoteche. Con il Progetto di distribuzione si assegnano tutte le somme che costituiscono attivo della procedura, si estingue il deposito della procedura e si avvia la stessa a chiusura. 

Il Progetto di Distribuzione rappresenta il cardine della fase trasformativa, almeno per i creditori ripartibili, dalla forma del titolo di credito alla forma del denaro liquido. Il portatore di titolo di credito, ripartibile in funzione della prelazione di cui gode (Prededuzione, Privilegio o Ipoteca) , si trasforma in ricevitore di mezzi finanziari attraverso l’assegnazione della quota di riparto spettante.

La redazione del Progetto di Distribuzione rientra nelle prerogative del “professionista delegato” a mente dell’art 591/bis cpc (Delega alle operazioni di vendita) in base al quale il giudice dell’esecuzione può delegare ad un notaio, un avvocato o un commercialista, iscritti negli elenchi triennali di cui all’art 179 ter delle disposizioni di attuazione al codice di procedura civile, il compimento delle operazioni di vendita. 

Il professionista delegato può svolgere una pluralità di attività assegnate dalla narrativa dell’art 591 bis cpc. La giurisprudenza del dott. Audino, giudice dell’esecuzione presso il Tribunale di Velletri, ha inteso procedere alla nomina differenziata di un professionista per ciascun macroaggregato di attività simmetriche da svolgere durante il processo esecutivo immobiliare.

In modo tale da avere:


  • un professionista delegato per l’esame preliminare del fascicolo e la cura degli esperimenti di vendita da eseguire con asta (senza incanto e con incanto) e della loro pubblicità e comunicazione agli aventi diritto, normalmente scelto tra notai e avvocati. La prassi del Tribunale di Velletri ci informa che di solito le procedure di vendita assegnate alla delega di avvocati vengono esperite presso la sede del Tribunale, mentre quelle assegnate ai notai vengono esperite presso il loro studio notarile
  • un custode giudiziario dell’immobile, normalmente scelto tra colleghi avvocati o I.V.G.;
  • un professionista delegato al Progetto di Distribuzione e alla cura delle successive incombenze previste con Ordinanza, ivi compresa la richiesta di provvisoria approvazione dei creditori, l’invio all’esecutato, e la predisposizione della bozza dei mandati ai creditori ripartibili. Di recente a tale professionista viene altresì richiesto di pronunciarsi circa l’istanza ex art 41 DLgs 385/93 presentata dal creditore fondiario e finalizzata ad ottenere anticipazione delle proprie spettanze. Normalmente per questa attività delegata, di tipo prevalentemente matematico-contabile, viene designato un commercialista. 




Quali sono le prime attività da compiere?


Il Professionista delegato alla redazione del P.D. deve innanzitutto accettare l’incarico conferito e dichiarare di non trovarsi in nessuna condizione di impedimento o incompatibilità rispetto alla corretta esecuzione dello stesso. In modo particolare egli, presa cognizione e visione dei compiti affidati, deve fare per iscritto apposita dichiarazione giurata con la formula di rito, di non trovarsi in nessuna delle “condizioni di incompatibilità previste dall’art 51 cpc. Egli in particolare dichiara di non avere assunto incarichi professionali e di  non essere stato dipendente di alcuna delle parti in causa nell’ultimo triennio, né di essere associato, dipendente o affiliato di alcuno studio professionale che si trovi in condizioni di incompatibilità con l’incarico conferito”. 


Tra le prime attività del delegato c’è senz’altro lo “studio del fascicolo”: studiare come si è svolta la procedura esecutiva immobiliare, la successione degli eventi giuridici, i documenti agli atti del processo, il pignoramento, le ipoteche gravanti sugli immobili, i creditori procedente e intervenuti e le loro graduazioni in prelazione, i documenti a sostegno delle richieste di rimborso prededucibili.  Personalmente ho trovato giovamento nel predisporre un foglio di lavoro ad hoc (con excel e word) con riportati tutti i dati dei creditori e dei loro avvocati (titolari e domiciliatari), i dati degli esecutati e le ipoteche gravanti sugli immobili, le successive cessioni di credito nel caso di cartolarizzazione, nonché i dati degli immobili e i movimenti del libretto di deposito. Nel caso di più procedure riunite in una sola (la portante) avremo a che fare con plurimi fogli di lavoro.



Tra le prime cose da fare c’è la richiesta in Cancelleria sia della copia del Libretto di deposito, da riscontrare con l’effettività degli incassi di procedura e dei prelevamenti in prededuzione, sia della copia del Decreto di trasferimento, onde riscontrare la corrispondenza delle trascrizioni e iscrizioni rispetto al pignoramento e alla certificazione ipocatastale ventennale eseguita all’inizio della procedura.


Subito dopo occorre depositare la propria nota di richiesta compensi che devono essere liquidati dal G.E. ed inseriti nel Progetto di Distribuzione che ci si accinge a tracciare, insieme ai compensi degli altri ausiliari della procedura (Notaio, CTU stimatore, Custode) che ugualmente si avrà modo di sollecitare al deposito e liquidazione.


Il professionista delegato poi deve richiedere ai creditori la loro precisazione del credito, comprensiva dei documenti dimostrativi delle spese sostenute nell’interesse comune di tutti i creditori ex art 2770 cod.civ.  Ove non pervengano dette precisazioni del credito, il delegato si atterrà unicamente a quanto depositato agli atti del fascicolo, in conformità al tenore dell’Ordinanza del G.E.  Le precisazioni ricevute dal delegato dovranno essere valutate in termini di conformità e rispondenza al titolo esecutivo, soprattutto per quel che concerne l’effettività del grado ipotecario e in generale delle cause legittime di prelazione, nonché la  rivalutazione degli interessi a norma dell’art 2855 cod. civ.


Fissata l’udienza di discussione del Progetto di Distribuzione, normalmente evidenziata nell’Ordinanza di nomina del delegato, la stessa udienza va comunicata alle parti, all’esecutato e agli eventuali comproprietari a cura del professionista delegato, allegando anche una bozza del progetto sul quale si chiede ai creditori di esprimere una “provvisoria approvazione”, dichiarando che l’approvazione definitiva verrà promossa solo in udienza.  Nella quale, se il progetto è approvato o si riesce a raggiungere l’accordo tra tutte le parti, se ne da atto nel processo verbale e il giudice dell’esecuzione ordina il pagamento delle singole quote spettanti ai creditori (art 598 cpc “Approvazione del progetto”). Il delegato avrà previamente avuto cura di richiedere a tutti i creditori il loro IBAN (International Banking Account Number), in modo da facilitare il successivo trasferimento dei fondi spettanti a ciascuno via bonifico bancario.


A questo punto, almeno dieci giorni prima dell’udienza di discussione del P.D, il professionista delegato dovrà depositare il Progetto di Distribuzione in Cancelleria, avendo l’accortezza di inserirvi anche le bozze di tutti i mandati ai creditori ripartibili precompilati con le somme spettanti a ciascun nominativo e i codici IBAN di ogni creditore ove far confluire la quota di riparto spettante. Il giorno dell’udienza di discussione del Progetto di Distribuzione il professionista delegato risponderà alle eventuali domande dei creditori e del G.E. e chiederà di procedersi all’approvazione.



Una volta approvato il progetto di distribuzione, sarà cura dei singoli creditori provvedere all’incasso della quota di riparto a ciascuno assegnata mediante ritiro in Cancelleria del mandato di pagamento. Tale ultima fase potrebbe essere facilitata con “buone prassi” già in uso presso altri Tribunali, impegnando -per esempio- il Professionista delegato al P.D. a provvedere, senza altre spese per la procedura, nella sua qualità di pubblico ufficiale e in analogia a quanto accade con il curatore fallimentare, alla distribuzione contestuale a tutti i creditori dell’attivo di procedura mediante bonifico bancario. Il tutto da svolgersi sempre sotto la sorveglianza del Giudice dell’esecuzione, e con obbligo di deposito successivo in Cancelleria della documentazione inerente i bonifici effettuati e l’estinzione del libretto della procedura. 



Gian Marco Boccanera
Dottore commercialista in Roma









prima parte




seconda parte





terza parte





quarta parte 





quinta parte



lunedì 18 febbraio 2013

Professionisti quali contributori al miglioramento del Sistema-Paese



Sarà capitato a chiunque di noi, pur assorbito dalla frenesia  della vita quotidiana  densa com'è di appuntamenti, obiettivi e performance da rispettare, di fermarsi talvolta a riflettere su cosa fare per migliorare il funzionamento dell’esperienza di vita da cittadino in Italia, cioè il Sistema-Paese.

Me lo sono chiesto molte volte, e qualcuna di esse mi ha dato un feedback di ritorno, che qui vorrei ora condividere con Voi.

È ormai acclarata  la circostanza che la Crisi sia strutturale e non congiunturale, nonostante  alcune pervicaci negazioni che sono state fino all'ultimo portate avanti, pur dinanzi all'evidenza dei fatti.

Significa che è entrato in crisi non un momento dipendente dal trend fisiologico del ciclo economico che alterna a fasi di elevata crescita, fasi di minor crescita, ma è andato in crisi un Sistema complesso, di base, strutturale appunto.


Ovvero che  non  basta  attendere che  "passi la nottata'' per  risvegliarsi con  un  nuovo  luminoso giorno, come tutte le altre crisi che dal dopoguerra ad oggi si sono a noi rivelate, e con cui siamo stati abituati a confrontarci. Qui è entrato in crisi un Sistema, che non  è solo di tipo economico, ma di tipo sociale, di tipo politico, e direi anche di tipo finalistico ed esistenziale.


Alcune caratteristiche fondanti del "fare  impresa" in tutto il mondo hanno dimostrato tutto il loro limite, in paragone  ai destinatari  della effettiva distribuzione del  valore  aggiunto prodotto, e al consumo di  beni  collettivi, quali: ambiente,  aria, acqua, risorse naturali, conoscenza, progresso. Come può  mantenersi in equilibrio  e soprattutto come può  essere alla lunga sostenibile  un Sistema che fondi  la sua essenza  sulla crescita  continua  e inarrestabile, quando le risorse naturali per produrla sono  loro stesse limitate e non infinite?

È una contraddizione in termini. Soprattutto come può mantenersi in equilibrio  un Sistema che per produrre valore aggiunto  privato, sottrae  valore aggiunto  collettivo, nella misura  in cui l'aumento del primo è assai minore  dell'ampia diminuzione del secondo? Alla lunga questa impostazione di sistema non può reggere, semplicemente perché  è inefficiente. 

E finora  è  stata  possibile anche  perché il valore  collettivo non  possiede efficaci e universali forme di misurazione come il valore privato. Ecco quindi che gli uomini più sensibili e attenti ai segnali di rischio implosione iniziano a ragionare su cosa fare per  affrontare il problema per tempo con modalità strategiche non-convenzionali.





Per cui desidero  focalizzare l'attenzione all'aspetto della questione che  può  essere  affrontato con il contributo della grande e preziosa esperienza delle Professioni italiane; restringendo in campo di analisi all'Italia. Le nostre Professioni fanno parte del Sistema-Paese; vi sono  pienamente integrate  e ne conoscono a fondo pregi e difetti e traggono  da questo  la loro stessa  ontologica ragione di esistenza e di consistenza. La Storia d'Italia ci riporta alle Corporazioni delle arti e professioni che grande lustro hanno dato nei secoli all'inventiva e alla capacita del nostro Paese di eccellere in molti ambiti della cultura e del sapere. E di  fornire  personaggi che  sono  entrati   nella Storia  dell'umanità per il progresso che  hanno saputo  esprimere.   


Questo ingente  patrimonio di conoscenza nazionale deve essere ora  mantenuto e riorientato. Mantenuto perché gli effetti in progressione geometrica della crisi stanno  colpendo pesantemente non  solo il mondo produttivo delle imprese;  ma stanno falcidiando  anche il mondo intellettuale delle professioni, sicché occorre preservare e mantenere il sapere tecnico  sinora accumulato, per  poterlo poi trasferire  alle generazioni successive. Sarebbe  un danno  collettivo disperdere il sapere tecnico, assistendo  inermi alla chiusura e cessazione di Studi e realtà professionali,  solo  perché  non  in grado  di adattarsi ai cambiamento. 

Riorientato perché le professioni ora hanno un’ottima opportunità di accreditamento sociale del loro essere e del loro continuare ad esistete, nella misura in cui sapranno ritagliarsi un ruolo  nello svolgere quelle attività che tendono ad accrescere il valore provato, senza far diminuire quello collettivo, ma anzi facendo aumentare il valore aggiunto collettivo più di quello privato. Non  potrà più essere aprioristicamente considerato l'effetto di un'attività  professionale  sui  valori collettivi,  pensando di  fare unica valutazione su quelli privati.


 Le professioni, poi, hanno una forte e radicata presenza sul territorio, e questo fa di esse un ottimo trait-d’union con  la cittadinanza, per veicolare serie ipotesi  di  miglioramento. Il miglioramento del Sistema Paese passa per il miglioramento dei cittadini che  ne  fanno  parte,  e la  presenza capillare  sul territorio  delle professioni e l'ampiezza  del sapere tecnico  di cui sono  espressione è uno  strumento fenomenale per far passare il nuovo meme. L'impronta sociale (Social FootPrint) dell’agire delle Libere Professioni potrà diventare il principale elemento caratterizzante di un nuovo quanto necessario meme di effettivo  cambiamento a tutti i livelli del SistemaPaese italiano.


Avulso da reminiscenze gattopardesche per le quali  cambiamento sia finalizzato acchè nulla cambi. E lontano dal borbonico “facite ammuina” per il quale sia sufficiente dare l'idea di attivismo  senza  niente  sotto,  ma  con  il convinto agire sui valori condivisi in cui le Professioni possono riconoscersi  e farsi  interpreti, ciascuna  nella sua specificità e nel suo sapere tecnico.

La crisi porta in sè movimento e grandi cambiamenti, che possono essere acquisiti a fatti propri dal mondo delle Professioni, forte di oltre 2 milioni di appartenenti con un elevato livello di cultura.

Le Professioni hanno ora una gigantesca opportunità nella rivalutazione  agli occhi  dell’Opinione Pubblica  delle loro funzioni “necessarie” e della loro elevata spendibilità sociale, nella misura in cui riescano a creare le condizioni  per migliorare il SistemaPaese, sì da renderlo effettivamente un mondo italiano al quale le persone desiderano appartenere.



Articolo pubblicato sulla rivista URFI >>>

giovedì 6 dicembre 2012

Professionista digitale


Come usare informatica e nuove tecnologie per lo sviluppo innovativo della Professione. 




Questo il titolo dell'intervento tenuto dal dott. Gian Marco Boccanera  al

Seminario Nazionale di Formazione Professionale 
"L'applicazione della normativa Privacy negli studi professionali e le nuove prescrizioni in materia di Antiriciclaggio" (Ancona, 23 novembre 2012).

Nella lectio si è parlato di Social Network e uso professionale, partendo dall'importanza che ormai hanno questi mezzi nella vita quotidiana del professionista:
CLICCA QUI  e TROVI LE SLIDE.



Fra i social network, ampio spazio, soprattutto se si parla da una prospettiva più professionale, a Twitter:




Twitter può essere strategicamente gestito con le sue applicazioni e strumenti:





Smartphone e altri device in modalità mobile hanno quindi trasformato il nostro modo di fruire i contenuti:


Tra le piattaforme per gestire in maniera strategica i social network c'è Hootsuite:



L'uso integrato di questi strumenti social ha dato vita ad esperienze innovative come quella di PaxLab dell'aprile 2011:



Ed infine spazio anche alle email per i professionisti e ai nuovi strumenti dati dalle innovazioni tecnologiche:



VAI ALLA SEZIONE BLOG di STUDIOBOCCANERA.COM

mercoledì 12 settembre 2012

Professionista Digitale e Social Media




L'uso dei Social Network tra i professionisti è in ascesa. Non solo LinkedIn, social network basato sui contatti professionali, ma anche Facebook e Twitter attirano l'attenzione crescente di avvocati, commercialisti, architetti e di tante altre categorie. I Social Media si stanno imponendo come uno strumento fondamentale per il branding (e non più e solamente nell'universo delle piccole, medie e grandi imprese), specie in un momento in cui la pubblicità sui media tradizionali segna un calo di investimenti (secondo i dati diffusi da Nielsen Media Research la spesa delle aziende in adv è calata di 4,123 miliardi di euro, quasi il dieci per cento in meno rispetto al primo semestre dello scorso anno).


Così anche lo Studio Boccanera ha voluto credere fortemente nelle nuove tecnologie e nei social media. Nella convinzione che il professionista contemporaneo possa usare questi strumenti per migliorare la propria immagine e fare conoscere agli altri quel valore aggiunto di cui è portatore per la collettività. E nella convinzione che tali mezzi (specie in modalità mobile) cambieranno radicalmente il modo di fare la professione.

Se vuoi ascoltare la nostra storia e sei interessato al mondo del Web 2.0 partecipa al Corso che illustrerà come cambia la Professione e come le Nuove Tecnologie supportano la conoscenza e conoscibilità del posizionamento individuale sul mercato.


Professionista Digitale e Social Media
Come usare informatica e nuove tecnologie
per lo sviluppo innovativo della Professione. LE BASI.

Mercoledì 26.09.2012 ore 15.00-18.30
Venerdì 28.09.2012 ore 15.00-18.30
Studio Boccanera Via Latina 49 - Roma (San Giovanni - Appio Latino)


In cosa consiste il Corso? Si tratta di 2 giorni di Full Immersion nella tematica del PROFESSIONISTA DIGITALE e dei SOCIALNETWORK. Sono previste due Sessioni giornaliere di Consulenza di Gruppo per un totale di 7 ore, con utilizzo di materiale e strumenti multimediali.    



Si parlerà di Professionista Digitale, Ruolo Sociale della Professione e aspettative della direzione futura (tariffe e pubblicità),  Google (tecniche di ricerca, analytics, SEO), Strumenti informatici di base ad uso della Professione (Mail e Mail Certificata, Telefonia VOIP e centralino intelligente, AudioConferenza multipla, VideoConferenza fissa e mobile, FaceTime, Skype),  come evolve la Professione in modalità mobile (tablet e smartphone, ipad e iphone; dalla chiavetta USB alla stazione tascabile WIFi portatile, il cloud e la multiconnessione), Strumenti di Promozione e Posizionamento del Professionista Digitale (twitter, facebook e Linkedin, Gruppi di Facebook, Gruppi di Linkedin, Google Plus), Twitter  per la Professione (il microblogging e la velocità di trasmissione di voce, video ed emozioni nel pensiero collettivo), Linkedin (A cosa servono i contatti, le segnalazioni e le referenze), Come fare a pubblicare i propri elaborati, libri e documenti (il selfPublishing di Lulu, Scribd, Tumblr, Storify, SlideShare, Paperly, Twylah, e attrezzatura da usare), Come fare, pubblicare e distribuire contenuti Video ( YouTube, Vimeo, Screencast, LiveStream, Camtasia, Jing, Snagit e attrezzatura da usare), Come fare, pubblicare e distribuire contenuti audio (AudioBoo, HeyTell, SoundCloud, e attrezzatura da usare), Come condividere con i Colleghi documenti ed elaborazioni (Drop Box, Google Drive, i-annotate).

Vogliamo quindi condividere l'esperienza di StudioBoccanera.com con: i Professionisti Tradizionali che desiderano INIZIARE ad orientarsi nel percorso Digitale, indipendentemente dall'età; i Professionisti che già hanno iniziato il percorso Digitale, che intendono perfezionare tecniche e soluzioni di sperimentazione up-to-date per promuovere sè stessi e il loro patrimonio culturale individuale; le Persone che stanno decidendo di iniziare l'attività Professionale e vogliono dotarsi di Stumenti avanzati di promozione e di differenziazione del proprio sè, attraverso informatica e SocialMedia; i Creativi e Tutti coloro che sono interessati alla sperimentazione di Nuove Forme di Comunicazione e Self-Branding di prodotti o servizi attraverso SocialNetwork, in delocalizzazione home-working o SOHO (Small Office Home Office) e con modalità one-man-business.

Per maggiori info cliccate qui

oppure guardate la locandina 


Vi aspettiamo a StudioBoccanera il 26 e 28 settembre... 









mercoledì 1 agosto 2012

Dare un convinto impulso alla Mediazione su Internet


Questa la proposta espressa nell'intervento del dott. Gian Marco Boccanera, allo Speakers' Corner sulla Mediazione tenutosi lo scorso 13 luglio 2012 presso la Sala della Mercede (Camera dei Deputati-Roma).

Già nel marzo 2009, ho immaginato nel mio progetto COMM-UNICO alcune visioni ed intuizioni sul futuro sviluppo della Mediazione, quando si chiamava ancora CONCILIAZIONE e quando doveva essere ancora varata la legge delega 69/2009 del successivo luglio 2009, e quando non esistevano neanche i decreti attuativi.
 

Quelle visioni e intuizioni si sono ora, retrospettivamente a distanza di oltre 3 anni, rivelate lungimiranti e trendsetting. Il Progetto COMMUNICO sulla Mediazione prevede alcuni pilastri di base sulla diffusione della Mediazione in Italia, non solo come Istituto Giuridico a disposizione di una categoria professionale unica, ma come Istituto strategico di Sistema a disposizione di TUTTE le CATEGORIE PROFESSIONALI , che nel Paese ammontano ad oltre 2 milioni di professionisti.

Nel Progetto COMM-UNICO avevo immaginato:

1) che la CONCILIAZIONE (ora Mediazione) doveva essere per TUTTI i Professionisti e non per una sola e limitata parte di essi, come invece si tendeva erroneamente ad accreditare all’epoca (2009). Il SAPERE TECNICO di TUTTI i Professionisti ritenevo poteva essere di grande aiuto alla buona riuscita del nuovo Istituto Giuridico della Mediazione, facendolo diventare Istituto Strategico e strumento per il miglioramento del Sistema-Paese, finalizzandolo alla riduzione della COMPLESSITA’ e alla ricerca di SOLUZIONI FACILITATIVE e CREATIVE sul versante degli investimenti Pubblici, sul Patrimonio Pubblico e sul contenimento efficace della Spesa Pubblica (ora SpendingReview).

2) Che in una fase di gravissima Crisi Sistemica come quella che stiamo vivendo a livello globale e per la quale tre anni fa assegnavo durata di 5/10 anni, le Professioni, nella loro totalità e nel rispetto delle peculiari competenze tecniche di ciascuna, potevano far emergere un rinnovato loro RUOLO SOCIALE nella collettività (social footprint). Che ne avrebbe rinvigorito e rafforzato l’immagine dinanzi alla platea collettiva, accreditandone la permanenza come ancora necessarie, poiché foriere di VALORE Sociale da aggiungere e non da togliere. E che questo Ruolo Sociale potesse essere misurabile e suscettibile di emulazione (mimesi), anche attraverso specifiche trasmissioni, format e contest televisivi, radiofonici, via internet, e via SocialMedia.

3) Che per la buona riuscita della Mediazione finalizzata alla Conciliazione, si doveva insistere tanto sulla figura del Mediatore, quanto su quella del FACILITATORE, negoziatore di parte, promotore della conciliazione, accompagnatore, consulente di parte, assistente di fiducia alle trattative. Nella consapevolezza che il Mediatore/Conciliatore è soggetto in attesa di chiamata, mentre il FACILITATORE (negoziatore di parte) è soggetto propulsivo, propositivo e pro-attivo rispetto alla creazione dei FLUSSI di MEDIAZIONI. Il mediatore attende che venga nominato, mentre il Facilitatore ricerca clienti da accompagnare in Mediazione e quindi ne contribuisce strategicamente allo sviluppo. Il FACILITATORE è professionista “PUSH” ovvero è lui che spinge la Mediazione verso un determinato Organismo e lui che consiglia la parte di cui gode fiducia, di andare in mediazione con la propria assistenza professionale. Il Mediatore attende solamente che venga nominato dall’Organismo nel quale la Mediazione è GIA’ approdata. IL FACILITATORE poi consente la realizzazione della Mediazione Telematica, essendo punto di referenza con il suo Studio e le sue attrezzature informatiche di connessione per la gestione efficiente e in via delocalizzata e remotizzata della mediazione, lontano dal centro di mediazione.

4) Che occorreva definire un TREND, una linea di tendenza collettiva, quasi una moda, un trend-topic, che identificasse l’atteggiamento mentale e d’animo per affrontare questo nuovo Istituto della Mediazione, di tipo strategico-sociale prima che giuridico, trend che io ho definito PAX-APPEAL, identificando – del pari del SexAppeal- l’irresistibile attrazione emozionale all’approccio di gestione consensuale, pacifica e creativa del conflitto, al posto dell’abitudine allo scontro tra posizioni e alla vana litigiosità non incanalata. Avversarialità come abitudine che lascia il posto alla Mediabilità come nuova abitudine, passando “dall’ ars dimicandi all’ars conciliandi” con tutte le sue appendici di formazione, divulgazione e diffusione nell’immaginario collettivo.

5) Che lo sviluppo della Mediazione così organizzata avrebbe consentito alle Professioni di realizzare un efficace PATTO INTERGENERAZIONALE tra Professionisti Giovani (Juniores) e Professionisti Anziani (Seniores), poiché avrebbe aperto ai primi le porte di nuove opportunità lavorative professionali, tali da concorrere al mantenimento in equilibrio delle Casse Professionali a vantaggio dei secondi. Il concetto è di una certa rilevanza proprio ora che si prospetta dinanzi a noi un periodo di Crisi lunga e defatigante, soprattutto sotto la voce redditi professionali, in drammatico calo per pressoché tutte le professioni, come riportato in questi giorni dai più autorevoli quotidiani italiani secondo i quali le riduzioni di fatturato 2012 dei professionisti potrebbero arrivare a -40% rispetto all’anno precedente. Infatti l’onda lunga della crisi finanziaria, produce la crisi economica e poi quella professionale. Ed è esattamente quello che avviene adesso. Ferme rimanendo le spese da sostenere, che portano le professioni ad un rischio “di sottozero” nei redditi, in quanto le spese fisse dello Studio e del “fare professione” sono comunque da onorare , anche nell’ipotesi di forte contrazione e sistematica riduzione tendenziale verso zero dei fatturati professionali.

6) Che il vantaggio che le Professioni, tutte le Professioni, avrebbero potuto dare all’Istituto della Mediazione avrebbe consentito una serie di risparmi collettivi di Sistema-Paese sotto l’ottica di minori costi sociali per: spese sanitarie di diagnosi, cura e trattamento di malattie che ingenerano dal conflitto e dalla sua diuturna perpetuazione (malattie cardiache, mentali, stress, somatizzazioni, interiorizzazioni e sfoghi incontrollabili, etc), ma anche minori spese di gestione ordinaria del conflitto stesso, minori spese di traffico spostamento ed inquinamento per esigenze di mobilità connesse al modo tradizionale di affrontare il conflitto, minori spese amministrative. Questo avrebbe permesso la liberazione di Risorse Nazionali dal conflitto ed anche l’emersione di Best-Practices collettive (buone prassi) nell’affrontare problematiche seriali che potevano essere trattate con l’esperienza di mediazione di un buon precedente di successo, ed applicate in via replicativa successiva. Ed anche con la diffusione nei MassMedia , tradizionali e nuovi Media, delle esperienze pratiche in tal senso.

7) Che la gestione INFORMATICA e TELEMATICA della Mediazione/Conciliazione, che ho definito MEDIAZIONE FACILITATA via internet, avrebbe consentito la realizzazione dei punti precedenti. Gli attuali strumenti telematici e di comunicazione digitale consentono la gestione della Mediazione con efficienza e con grande efficacia. Le piattaforme telematiche cui facevo riferimento sono a basso costo (tipo Skype) e realizzabili sin da subito negli Studi Professionali. O almeno in quelli più avanzati sulla frontiera tecnologica. La Mediazione telematica sarà una delle direttrici strategiche principali di sviluppo futuro dell’ Istituto. Perché remotizza e delocalizza lo svolgimento dell’intero percorso di mediazione e consente enormi efficienze di struttura.

La mia proposta: sviluppare la mediazione e il ruolo del facilitatore. 


La PROPOSTA che faccio ora ai miei illustri ed attenti interlocutori dello Speaker’s Corner è quella di dare un convinto IMPULSO alla Mediazione su internet. La Mediazione su INTERNET, così come l’avevo immaginata nel Progetto COMMUNICO nel marzo 2009, è un MODO di gestire la mediazione, attraverso il quale le parti in lite si incontrano insieme ai loro consulenti di fiducia (=NEGOZIATORI DI PARTE), che hanno la funzione di promotori della conciliazione, e di facilitatori nella ricerca di un possibile accordo massimamente conveniente per entrambe.

I consessi di mediazione si svolgono PREVALENTEMENTE in via remota e digitale tramite gli Studi dei Facilitatori collegati al Mediatore-Tutor in via telematica su reti ADSL o simili. Il Facilitatore o NEGOZIATORE di parte, quale espressione di pax-appeal, ha l'ottica di fare il massimo per arrivare ad un accordo, al fine di tutelare il mantenimento dei rapporti dei clienti e gli interessi collettivi, e riveste un RUOLO FONDAMENTALE poiché PROMUOVE LA MEDIAZIONE, ASSISTE LA PARTE quale negoziatore di fiducia, e INDIRIZZA i flussi di mediazione all'organo di Mediazione accreditato, che più ritiene competente per la materia trattata o idoneo al caso di specie. Avevo previsto che nel tempo sarebbe venuta a stabilizzarsi l’attività principale degli Organismi Centri di Mediazione, rivestita in via principale dalla formazione a pagamento dei Mediatori, per lasciare spazio all’attività “sul campo” nella attrazione e gestione delle mediazioni. I Centri di mediazione sono ora in feroce competizione tra loro sullo stesso mercato di riferimento (marketplace) delle mediazioni da attrarre e da gestire. Sicché prediligere il rapporto con i Facilitatori avrebbe consentito in via strategica di direzionare più o meno efficacemente i flussi di mediazione a questo piuttosto che a quell'altro Centro. La mole di flussi informativi, conciliativi e di via vai di persone, potrà essere gestita non con modalità tradizionali, bensì con modalità innovative, informatiche e remotizzate, nell’ottica della DELOCALIZZAZIONE delle Mediazioni, attraverso le quali il facilitatore potrà essere PUNTO DI REFERENZA per i propri clienti, ed anche dei Centri.

Il FACILITATORE, quale Professionista Negoziatore di Parte, è FIGURA ASSAI PIU' STRATEGICA del MEDIATORE, poiché quest'ultimo gestisce la procedura di Mediazione, solo DOPO che la stessa è stata attivata. Mentre il primo ne è il promotore. Le due figure professionali, Mediatore e Facilitatore, sono assolutamente SEPARATE e DISTINTE. Ampia è la libertà dei "Facilitatori di fiducia" di esplorare proposte o soluzioni. Il Centro di Mediazione scelto dalle parti fornisce il Mediatore e opera come anello di congiunzione mediante servizi centralizzati di TUTORAGGIO, di rilancio e di riferimento, di NETWORKING, nonché di indicazione di possibili soluzioni "OPEN SOURCE" da sviluppare a cura dei Facilitatori. I Facilitatori delle parti operano in tal modo come SVILUPPATORI delle basi dell'accordo, in assistenza delle rispettive parti/clienti. Sono i consulenti di negoziazione. Il Centro di Mediazione mette a disposizione un proprio mediatore/tutor, che opera prevalentemente in modalità informatica via internet, attraverso scambio documentale in formato digitale (sharing docs) e videoconferenza MULTIPLA con i facilitatori delle parti via web e con le parti stesse. Le parti si riuniscono presso lo Studio dei propri rispettivi Facilitatori, e il Mediatore presso il suo Studio individuale o presso il Centro di Mediazione. Senza troppi spostamenti fisici delle parti, né dei loro consulenti negoziali e neppure del Mediatore, viene superato il limite fisico dell'ampiezza del Centro di Mediazione, e il limite temporale della successione degli appuntamenti presso lo stesso (Delocalizzazione e Remotizzazione delle Procedure). 

Il Mediatore poi, recuperando tempo prezioso, può efficacemente svolgere la propria opera in MULTITASKING, operando in contemporanea su più mediazioni insieme. Sicché in tal modo il mediatore può riguadagnare maggiore profittabilità circa i suoi non elevati compensi, proprio grazie alla possibilità di gestire incarichi multipli in contemporanea tra loro. E si rende anche più compatibile l’aspettativa del sinallagma di quanto il mediatore riceve come compenso rispetto a quanto lavoro svolge per condurre la mediazione, posto che il “grosso“ dell’opera viene svolto dai Facilitatori. Il verbale dell'accordo finale può essere trasmesso e sottoscritto dalle parti e dai loro Facilitatori come scambio di corrispondenza informatica mediante P.E.C. (Posta Elettronica Certificata), con o senza firma digitale e possiede data certa di sottoscrizione. Tale fase conclusiva della Mediazione, al fine di non incorrere nel divieto di celebrare "tutto" il procedimento in digitale, come previsto dal D.M. 180/2010 (“esclusivamente”), può essere efficacemente svolta presso il Centro di Mediazione de visu tra le parti. Solo in questa fase finale, quindi, e non già per tutta la durata delle fasi preparatorie propedeutiche all’accordo, le parti potrebbero incontrarsi "dal vivo" al Centro per sottoscrivere, insieme ai loro Facilitatori e al Mediatore-tutor, il verbale di accordo della Mediazione.

Si capirà subito che tale attività, certamente, può essere programmabile con facilità sull'agenda del Centro, essendo una mera fase formale, alla quale si è giunti con la preziosa attività preparatoria svolta da remoto dai Facilitatori (insieme alle loro parti) e dal Mediatore, tutti dai loro rispettivi Studi professionali. Tale ultima fase si presta, come è evidente, ad una efficiente STANDARDIZZAZIONE di atti e comportamenti, che non ha paragone con le fasi preparatorie dell'accordo, per loro natura non preventivabili quanto a durata e quanto a numero di riunioni e consessi Facendo svolgere tutto il "grosso" dell'attività da remoto e in via delocalizzata attraverso gli Studi Professionali dei Facilitatori e sotto l’egida di tutoraggio del Mediatore, il Centro si troverà a lavorare solo sulla formalizzazione dell'accordo, assegnandone a ciascuna mediazione un tempo e un orario standardizzato, e così facilmente programmabile, senza imprevisti, né slittamenti a catena. Si comprenderà allora, come in tal modo strategico concepita, la MEDIAZIONE potrà avere una diffusione alquanto pervasiva (direi pandemica) poiché implementabile e delocalizzabile fin da subito per il tramite degli Studi Professionali già esistenti, in quanto necessita, a parte la preparazione di base dei Professionisti-Facilitatori, semplicemente di un PC, una web cam HD, un collegamento ADSL o XDLS in banda larga, un software di interconnessione e condivisione in sharing documentale low-cost via internet (come Skype o come Google Apps Premium o altri simili). Strutture di base queste, che perlopiù sono già presenti presso gli Studi Professionali. O almeno in quelli dei più giovani.

Le opportunità ritraibili in termini di compensi e di sviluppi professionali , atteso il vastissimo mercato di riferimento, sono di sicuro interesse. Soprattutto in questo momento. Se la cosa poi potesse trovare luogo negli ulteriori Decreti Regolamentari attuativi della legge 69/2009 o in qualche loro emendamento, sarebbe un alto valore di spendibilità politica in quanto senza obbligo di fonti di finanziamento (quindi a costo sociale ZERO), e in quanto direzionato a favore di una categoria, quella Professionale, che meno di altre può contare su forme alternative di welfare e di sostegno in un momento di grave Crisi economica, che erode quote rilevanti dei compensi professionali. La Categoria che riunisce tutti Professionisti italiani - allo stato - conta oltre due milioni di appartenenti. I Facilitatori delle parti, essendo consulenti negoziali di fiducia, verranno dalle stesse pagati a tariffa professionale o a forfait preconcordato in anticipo. Il Centro di Mediazione e il Mediatore verranno pagati secondo le tariffe di mediazione dallo stesso stabilite, salva la possibilità del recupero del beneficio fiscale per entrambe le parti, come prevista dalla Legge 69/2009 e Dlgs 28 del 04.03.2010. Il Credito di imposta è stato stabilito dall’art 20, 1° comma DLgs 28/2010 , a favore di ciascuna parte in € 500,00 per il caso di raggiungimento dell’accordo , e in € 250,00 per il caso di non accordo.


Quale scenario della mediazione?

Penso che la MEDIAZIONE non ha ancora avuto la giusta considerazione da chi è chiamato ad applicarla (tecnostruttura) e da chi la può utilizzare (cittadini e imprese) perché i numeri ancora non danno troppa soddisfazione. La Mediazione non è la panacea di tutti i mali che affliggono il nostro sistema Paese. Non tutte le controversie poi possono essere risolte in mediazione, vediamo ad esempio quelle liti meramente dilatorie che hanno come unico obiettivo quello di sottrarsi al pagamento di somme di denaro e che fanno leva sui tempi atavici della giustizia per allontanare il momento della restituzione.

Tuttavia la MEDIAZIONE è un BUON METODO che andrebbe coltivato e diffuso meglio. Immagino nel prossimo futuro che il procedimento di mediazione si possa concentrare in un tempo sufficientemente breve ma molto intenso e che possa essere gestito con il ricorso MASSICCIO alla tecnologia digitale e alle forme di connessione attualmente disponibili nell’arco delle 24 ore. Senza soluzioni di continuità fino ad arrivare all’accordo condiviso, perché l’intercettamento del libero accordo non accetta fissazioni di giorni e orari rigidi di trattative che hanno solo convenzionalmente un inizio e una fine, ma è qualcosa in divenire in cui le interazioni tra le parti possono essere lasciate libere di fluire senza vincoli di orari e di strumenti digitali.

La mediazione è una procedura a formazione emozionale prima che giuridica, che vede la partecipazione delle parti in via prevalente sui loro consulenti, e l’utilizzo di meccanismi digitali di connessione e condivisione, come strumenti privilegiati di articolazione di proposte e controproposte. Immagino che la MEDIAZIONE possa essere gestita in fase negoziale attraverso una PLURALITA’ di strumenti digitali che possono operare in completa delocalizzazione e remotizzazione delle parti che vi partecipano, soprattutto in modalità mobile, eliminando tutte le attività che siano solo a corollario della negoziazione pura, prime tra tutte gli spostamenti fisici. E quando parlo di strumenti mi riferisco non solo al telefono, all’ormai superato fax, alla mail, all’audioconferenza VOIP, o alla videoconferenza su SKype o su sistemi dedicati. 
Con l’uso professionale dei nuovi device portatili di ultima generazione tipo iphone, Ipad, tablet, windbook, smartphones etc. e con la conoscenza dei SocialNetwork si possono trovare spazi ancora poco praticati di sviluppo creativo e innovativo della MEDIAZIONE. 

Spazi che sono tutti da scoprire, ma che faranno grande leva sulla spinta emozionale e partecipativa delle parti verso un accordo condiviso e auspicabilmente duraturo. 
Immagino che la FLUIDITA’ del percorso di MEDIAZIONE può prevalere sulla STATICITA’ degli appuntamenti fissi al Centro di mediazione, dove far intervenire tutte le parti coi loro consulenti e con spendita di grandi energie intermedie non finalizzate a negoziazione. Lo scambio di documenti e di atti, di proposte e controproposte, di files, di immagini, di video, di audio, di fogli di calcolo, di foto e schemi, di radiografie e presentazioni, di materiale multimediale di ogni tipo , può FLUIRE tra le parti e i loro consulenti negoziali per tutto l’arco delle 24 ore di tutti i giorni in cui la procedura di Mediazione dura, perché questo assicura che le parti partecipino emotivamente fino in fondo alla “loro” mediazione. E sentano l’accordo come un “loro” esclusivo e geloso prodotto, cui hanno contribuito con grande profusione e spendita di attenzione. A patto però che i loro professionisti negoziatori di parte (facilitatori) siano su una sufficiente ed aggiornata frontiera digitale e comprendano l’uso degli strumenti da usare e da far usare. 
E soprattutto la tempistica strategica di utilizzo. 

Questo farà la differenza nei prossimi anni tra i Professionisti Digitali e le loro capacità di rimanere sul mercato delle rispettive Professioni. Del resto DARWIN sosteneva che non è la più forte della specie quella che sopravvive, ma quella più reattiva al CAMBIAMENTO. 
E il cambiamento è già iniziato.


Gian Marco Boccanera
www.studioboccanera.com